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DOCUMENTO FINALE DEL CAPITOLO GENERALE 2006
CRESCERE NELLA CARITÀ, VIVERE IN FRATERNITÀ
"Nella carità siate a servizio gli uni degli altri" (Gal. 5,13)
"Passione per Cristo e per l'umanità": il tema del congresso internazionale della vita consacrata, celebrato a Roma nel novembre 2004, è stato scelto come leit-
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Siamo partiti riconfermando il ruolo basilare della "cellula primaria ed indispensabile" (C. 96) : la Comunità locale.
A. LA COMUNITÀ LOCALE
La comunità locale è il luogo concreto in cui viviamo la nostra consacrazione a Cristo e ai fratelli. E' per questo che vogliamo farla diventare sempre più "casa e scuola di comunione". Sottolineiamo alcune caratteristiche irrinunciabili di questo nostro vivere insieme:
" preghiera personale e comunitaria: ascolto della parola di Dio, celebrazione della liturgia, meditazione, esercizi spirituali;
" incontri di comunità, pasti condivisi in semplicità e serenità;
" visite reciproche, momenti di distensione;
" attenzione premurosa ai confratelli anziani o provati dalla malattia.
Quale impegno concreto per questo anno, il Capitolo 2006 suggerisce che ogni comunità locale preveda tempi e modi per la lettura dei nostri libri di vita. Ogni comunità, sotto la guida del superiore, cercherà di prevedere, vivere e verificare il proprio stile di vita, in quello che chiamiamo progetto di vita.
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Le nostre comunità locali non sono sempre del tutto autosufficienti, hanno bisogno di interagire tra loro: la casa di riferimento.
B. LA CASA DI RIFERIMENTO
L'amore per la comunità ed i confratelli ci chiede di ritrovarci per rinsaldare i nostri legami, approfondire alcune conoscenze, condividere le nostre esperienze, per dare il nostro contributo con corresponsabilità alla vita di tutta la comunità, sostenerci vicendevolmente nella preghiera comune e stare insieme nella distensione. Alcune nostre case (come la Casa Generalizia di Roma, l'Istituto Maria Immacolata di Montichiari, la DomGréa House a Santa Paula, il Seminario S. Monica a Brazabrantes e il Seminario Adrian Gréa a Lima) possono diventare "Case di riferimento", vale a dire luoghi ove sia possibile ritrovarsi, con una cadenza periodica, per integrare quello che manca alla nostra vita comunitaria locale. Il Capitolo Generale propone al Superiore Generale e al suo Consiglio, di individuare annualmente un tema comune per camminare insieme. Per il 2006/2007 si pensava di approfondire comunitariamente la dimensione liturgica, magari partendo dalla rilettura della Costituzione sulla sacra liturgia: "SacrosanctumConcilium". Ci si faccia carico di programmare, fra le varie parrocchie della zona, almeno una iniziativa comune:
· per i giovani
· per le vocazioni
· per gli Amici CRIC.
"Dalla comunicazione alla comunione"
Potrebbe essere questo lo slogan che sintetizza la funzione della comunicazione. La comunicazione è lo strumento più importante nei rapporti interpersonali. Anzi, si può affermare che i rapporti interpersonali hanno lo stesso colore della comunicazione. Cercheremo di favorire lo sviluppo allargato, libero e sereno della comunicazione all'interno della comunità. Se la comunicazione è essenziale alla vita di comunione, non è meno importante per presentarci, proporci all'esterno, farci conoscere il nostro stile di vita, le nostre attività, il dare visibilità buona di quello che siamo. In questo contesto diventa strumento utilissimo il nostro bollettino "La voce della Comunità". È dovere di tutti contribuire alla sua realizzazione con articoli, notizie, resoconti delle nostre attività o iniziative e riflessioni da condividere. È auspicabile che ogni comunità scelga un proprio corrispondente. Come è pure di grande utilità che i bollettini, notiziari o opuscoli delle nostre parrocchie o case siano inviati al Padre Generale, alla redazione di "La voce della Comunità" e ad ogni nostra comunità."L'attività dei religiosi deve essere attività di persone che vivono in comune e che informano di spirito comunitario il loro agire, che tendono a diffondere lo spirito fraterno con la parola, l'azione, l'esempio" (Vita fraterna in comunità n. 55). Un'autentica vita fraterna avrà dei riflessi luminosi anche nel nostro stile pastorale che si caratterizzerà per:
" Un reale inserimento nella vita della diocesi.
" Una pastorale parrocchiale che si contraddistingue per una cura delle celebrazioni ed un coinvolgimento dei laici nella preghiera della Liturgia delle ore.
" Una corresponsabilità che si manifesta nel buon funzionamento degli organismi di partecipazione (Consiglio parrocchiale degli affari economici, Consiglio pastorale parrocchiale).
Dove poi la vicinanza delle nostre parrocchie lo permette, cercheremo di aiutarci e sostenerci in caso di bisogno e soprattutto saremo i primi a ricercare quella pastorale d'insieme auspicata dai nostri pastori.
I laici più sensibili ed impegnati potrebbero essere più strettamente legati a noi attraverso il progetto degli Amici CRIC.
Riteniamo utile rimandare anche alle indicazioni, ancora attuali, contenute nel documento finale del Capitolo Generale 2000: "L'animazione della Comunità" e "Vocazione e formazione"
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C. LE COMUNITÀ TERRITORIALI
Era un tema, quello della struttura di governo, che ci portavamo sulle spalle da diverso tempo. Singoli confratelli e comunità locali, ma anche regionali, lo avevano avvertito, pensato e presentato, sottoforma di "desiderata", al Consiglio Generale ed ultimamente al Capitolo Generale (vedi il rapporto dell'Animatore Regionale Italiano, quello del delegato del Perù, la lettera di P. James Cassidy, quelle delle comunità brasiliana e californiana). La riflessione aveva preso l'avvio dalla constatazione della non corrispondenza piena tra l'impostazione regionale stabilita dalle Costituzioni e la nostra realtà attuale, a causa della situazione numerica o della dislocazione delle comunità. Nello stesso tempo non era venuta meno la convinzione di dover salvaguardare il principio di sussidiarietà, corresponsabilità, giusto riconoscimento delle peculiarità delle nostre comunità locali (C. 102). Ugualmente era avvertita l'esigenza di non favorire una dannosa frammentazione. Il Consiglio Generale, facendosi interprete di questo comune sentire, e dell'importanza dell'argomento, aveva da tempo impostato un cammino di studio e preparazione in vista del Capitolo Generale, facendo pervenire a tutti uno strumento di lavoro sia sulla dimensione comunitaria della nostra vita religiosa, sia su quella della struttura di governo. Il Capitolo non poteva, quindi, non soffermarsi a riflettere su questa tematica e vi ha dedicato infatti una gran parte dei suoi lavori. Un clima fraterno, fatto di ascolto reciproco, di confronto serio e di attenzione verso tutte le proposte pervenute, ha consentito di giungere ad una conclusione condivisa e partecipata. Ci ha accomunato la convinzione di dover snellire le nostre strutture di governo, renderle più flessibili, rappresentative e più consone alla nostra attuale realtà. Si è individuato nella COMUNITÀ TERRITORIALE lo strumento migliore per raggiungere questa finalità, affidando al Superiore Generale e al suo Consiglio la possibilità di intervenire con sollecitudine nei confronti di situazioni spesso in rapida evoluzione. Le nuove norme votate dal Capitolo Generale, devono ora ricevere l'approvazione della Santa Sede. Nel frattempo si mantiene la struttura attuale prevista dalle Costituzioni n° 102 riconfermata dal Capitolo Generale del 2000. In queste nuove norme si riafferma inoltre l'insostituibile ruolo dell'ANIMATORE TERRITORIALE nello stimolare, vivificare ed incrementare la vita comunitaria nelle sue varie dimensioni. L'Animatore è l'uomo della sintesi e della comunione. È l'uomo dell'unità, come già affermava Sant'Ignazio d'Antiochia nella Lettera ai cristiani di Filadelfia (8,1). "Uomo dell'unità, uomo comandato dalla preoccupazione dell'unità, uomo che si perfeziona nel fare unità. Uomo dell'unità sia delle persone sia delle varie istanze e compiti della sua comunità" "Animare è alimentare la vita di fede, attraverso la preghiera, la recita divina, la celebrazione eucaristica, la contemplazione. Animare è dare "anima" alla vita che può essere facilmente logorata dalla ripetitività quotidiana. Animare è essere preoccupati della freschezza della consacrazione dei confratelli, entusiasmando alle grandi realtà della nostra vita religiosa. Animare è aiutare il religioso a unificare la sua vita attorno al suo essere consacrato al Signore per una determinata missione. Animare è inculcare la priorità dell' "esse cumChristo" nei confronti di ogni atteggiamento. Animare è favorire l'aggiornamento teologico-
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Se saremo convinti che tutto questo è il nostro bene personale e comunitario lo dimostreremo con la nostra vita gioiosa. Diverremo così testimoni convincenti anche verso altri. Essere Canonici Regolari, nella Chiesa del terzo millennio, non è un'avventura superata.
Roma 11 luglio 2006, festa di S. Benedetto abate
Padre Riccardo Belleri, superiore generale
e i membri del Capitolo Generale 2006