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IL DIRETTORIO
I. PREMESSE
1. Nel direttorio generale vi sono raccolte:
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2. Le disposizioni pratiche del Direttorio generale valgono in quanto tali.
Nell’attuarle si tenga presente quanto segue:
a) L ‘impossibilità di applicazione dell’una o dell’altra prescrizione o direttiva in una situazione del tutto particolare, non ne invalida il carattere prescrittivo e direttivo.
b) le direttive e i consigli vengono proposti alle comunità e a ciascun religioso come conseguenze della loro stessa vocazione; hanno un valore reale come chiamata alla santificazione e attuazione dell’ideale canonicale.
c) la legge è un richiamo: ognuno può secondo prudenza fare meglio e di più in rapporto a quanto proposto o prescritto. Trattandosi di un caso puramente personale, ognuno agirà secondo quanto gli suggerisce lo Spirito, qualora invece ci si trovi di fronte a casi riguardanti la comunità, ogni decisione sarà presa nell’amicizia e nel mutuo rispetto, all’unanimità o a maggioranza .
3. Il Direttorio generale è opera del Capitolo generale, gode della sua autorità. Spetta al Capitolo generale e a lui solo abrogarne o solo modificarne le disposizioni. Il Superiore Generale, tuttavia e il suo Consiglio ha facoltà tra l’uno e l’altro capitolo di darne autentica interpretazione.
4. I direttori particolari serviranno da completamento delle direttive pratiche contenute nel Direttorio generale. Tali direttori, espressione di comunità regionali e locali nonchè di modi diversi di vita, verranno elaborati dalle singole comunità e sottoposti all’approvazione del Superiore Generale e del suo Consiglio. Nulla vieta che direttive specifiche del Direttorio Generale possono divenire prescrittive nei singoli direttori particolari.
II. LA VITA COMUNE
5. La nostra vita fraterna in comunità, oltre al comune orientamento apostolico, esige manifestazioni di mutuo affetto, costruite sulla fiducia e la stima reciproca, la lealtà, la comprensione, la ricerca del dialogo, il vicendevole perdono e la premurosa sollecitudine verso ciascuno.
1. LA PREGHIERA IN COMUNE
6. Le celebrazioni Comunitarie della Liturgia costituiranno il momento più alto della vita comune. Bandendo ogni rispetto umano, si dovrà pervenire non solo a pregare gli uni accanto agli altri, ma in perfetta comunione di intenti. Tale ideale potrà trovare facile attuazione nella preghiera universale della Messa come nelle preghiere di intercessione delle Lodi e dei Vespri.
7. La “concelebrazione” sia il modo privilegiato della nostra celebrazione eucaristica, ogni qualvolta la possibilità lo consenta, senza nuocere all’attività pastorale.
8. Nella celebrazione liturgica in comune si richiede da parte di ciascuno il rispetto delle norme del cerimoniale, del canto o della recita, impartite dal responsabile, in modo che il culto celebrato degnamente edifichi il popolo cristiano e e ogni fratello vi parteciperà volentieri.
2. IL DIALOGO FRATERNO
9. L’apertura al dialogo è un elemento essenziale della vita comune. Di fronte agli altri, ciascuno si sforzerà di porsi non come osservatore o semplice testimone, ma come “uno che fa di tutto per cogliere amichevolmente nell’altro un fratello che ha qualcosa da comunicare, di scorgere in lui la propria dignità, il proprio valore, i propri ideali”.
Citazione da Martin Buber
10. Discutere con franchezza su opinioni diverse è normale e salutare. La diversità di idee, i diversi modi di considerare la vita e gli avvenimenti non deve suscitare contrasti personali o creare situazioni difficili con volontà di imposizione. In un clima di vero dialogo, ognuno deve saper rivedere e forse anche abbandonare le proprie idee ed atteggiamenti.
11. Se non sempre l’amore per la vita comune porta ad evitare degli screzi spiacevoli tra confratelli, è in esso tuttavia che si deve trovare la forza e l’umiltà per una rapida e sincera riconciliazione.
Cf. RSA, 5.
12. Spetta al superiore locale o all’animatore regionale riaccendere la carità fraterna, qualora al di là di legittime divergenze d’opinione, si verifichi il caso di conflitti non risolvibili nell’amicizia e con reciproche chiarificazioni.
13. L’affetto fraterno verso tutti, superiori compresi, deve manifestarsi in diversi delicati modi: auguri per le feste o gli anniversari, qualche piccolo regalo, corrispondenza durante il soggiorno all’estero di un certa durata, elogi e complimenti in caso di successi, essere vicini nei momenti di lutto, di sofferenza, di malattia, ecc.
14. A volte espressione discreta di tale mutuo amore sarà una vigilanza fraterna e rispettosa, al di là di ogni pettegolezzo dannoso. Le osservazioni saranno recepite secondo lo spirito con cui sono state fatte.
Cf. RSA, III, 6-
15. Nuocciono in modo del tutto particolare alla vita comune:
le maldicenze, il deprezzamento dei fratelli, le critiche, gli aver sentito dire così corrosivi.
le allusioni pungenti quanto alla lingua, alla storia, alle istituzioni e ai costumi delle diverse nazioni.
16. La nostra fraterna sollecitudine si estenderà con gioia ai confratelli di altre case e ai fratelli lontani. Ciascuno si preoccuperà di tenere una corrispondenza con loro, di rendere visita quando le circostanze lo permettono, come anche di prestare servizio se possibile (per es.: sostituire qualcuno durante le vacanze, in caso di malattia, ecc.)
17. Tutti devono rendersi conto dell’importanza del nostro “bollettino” quale segno di vita fraterna. Ci si preoccuperà di leggerlo, a volte anche in comune, conservarlo, propagandarlo. All’occorrenza, sarà preoccupazione di tutti e di ciascuno collaborarvi con articoli e notizie. Ogni regione avrà il suo corrispondente. Una copia sarà inviata a ciascun membro dell’istituto. Ogni casa ne conserverà nella biblioteca comune una raccolta completa, preferibilmente rilegata. Sarà compito dell’economo di ogni singola casa far pervenire annualmente al responsabile del bollettino un contributo secondo il numero dei propri abbonati.
18. Un momento significativo della vita comune è il ritrovarsi insieme di tutti i membri di una casa (“Capitolo”), con l’obiettivo di una messa in comune di quanto possa alimentare la vita fraterna e l’impegno apostolico.
Un tale incontro, prendendo spunto da una lettura della Parola di Dio o di un brano tratto dai nostri libri di vita, costituirà l’occasione per una revisione di vita
Cf. C, 7; D, 187
19. Compito dell’economo in queste riunioni sarà quello di mettere al corrente, almeno ogni semestre, su scala locale o regionale, i fratelli dello “stato delle finanze” della comunità. Ugualmente prima di intraprendere spese riguardanti l’intera comunità locale o regionale i fratelli saranno messi al corrente di tali progetti e invitati ad esprimere il loro parere. Ciascuno sarà tenuto in coscienza alla discrezione in merito a tale progetto come su quanto oggetto di discussione nella riunione.
20. Coloro che vivono insieme si sforzeranno di creare in casa un clima familiare e accogliente. Non cercheranno pretesti per allontanarsene senza motivo o prolungarne indebitamente le assenze.
Coloro che non vivono in casa coglieranno ogni occasione per far ritorno alla casa comune.
3. IL LAVORO E IL SILENZIO
21. Altra forma di vita fraterna è il lavoro intellettuale individualmente realizzato o condiviso. Ciascuno cercherà di essere di aiuto verso i fratelli in questo campo, in modo particolare nei confronti di quanti hanno meno tempo a disposizione, o sono meno dotati o portati allo studio. Evitando qualunque pressione indiscreta, sono forme di lavoro in comune da favorirsi: comunicare quanto appreso con letture individuali, prestare note personali, fare “seminari” di studio.
22. Ciascuno si adoperi per la conservazione, per la custodia, per la riparazione in tempi ragionevoli del materiale di lavoro a disposizione di tutti; ciò evita quanto può impedire o ritardare il lavoro degli altri. Questo vale non solo per libri, giornali e riviste, ma anche utensili e macchine.
23. Il silenzio, frutto della carità e requisito per il raccoglimento, è necessario. Ciascuno rispetti, con il proprio silenzio, la preghiera, il lavoro o il riposo dei fratelli. Si eviteranno, in particolare, le conversazioni ad alta voce, i rumori con le porte, l’ascolto a volume troppo alto di radio e tv, ecc.
4. I PASTI
24. Il pasto, segno della nostra vita di condivisione, è un momento di intimità familiare: la premurosa attenzione verso gli altri, la partecipazione alla conversazione comune, la gioia e la semplicità ci faranno gustare e realizzare “quanto sia buono che i fratelli vivano insieme” (Ps 132). Salvo motivi ragionevoli, ognuno cercherà di prendere i pasti con i fratelli.
È opportuno che i direttori particolari prendano in esame il modo come pregare prima e dopo i pasti (se è il caso della recita dell’ora media o di compieta) ed eventualmente quali letture bibliche o altro.
Cf. RSA, II, 4
5. MOMENTI RICREATIVI E DI SVAGO
25. La distensione quotidiana, pur non obbligatoria, è, tuttavia, un elemento di rilievo per la vita comune. Ciascuno, quindi, si faccia carico di apportarvi il proprio buon umore, di inserirvi, per il bene comune, le proprie doti di conversazione, di spirito, i suoi talenti musicali, ecc.
26. In ogni casa si organizzeranno volentieri, secondo le possibilità, momenti distensivi in comune più o meno lunghi.
27. Gli stessi mass-
Solo eccezionalmente e in circostanze del tutto particolari sarà concesso, durante i pasti, di ascoltare trasmissioni radiofoniche o televisive.
28. Quando usciamo di casa abbiamo la gentilezza di avvertire i nostri confratelli dove andiamo: in tal modo permetterà loro non solo di reperirci in caso di urgenza, ma anche di condividere le nostre amicizie e le nostre conoscenze. Ciò sia detto per Superiori o Responsabili come per qualunque altro membro della casa. È evidente che certe attività di carattere apostolico o amministrativo richiedono una necessaria discrezione.
29. Il Superiore di ogni comunità locale si prenderà cura che ciascuno possa godere di un adeguato tempo per le vacanze, in modo tale che l’assenza degli uni non gravi sul lavoro degli altri.
Le vacanze trascorse in un’altra casa della comunità, quando ciò è possibile, rinsaldano i legami di fraternità. Trascorse in famiglia siano segno del nostro affetto e della nostra carità.
È bene, durante le vacanze, mantenere i contatti con la propria comunità locale.
6. LA CURA DEI MALATI E DEGLI ANZIANI
30. Ci stiano veramente a cuore i nostri “malati”. In casa ognuno si farà carico delle loro sofferenze e dei loro bisogni. Uno di noi si occuperà di loro in modo del tutto particolare e, se possibile, unisca alla grande carità una specifica competenza tecnica, seguendo corsi di pronto intervento e per infermieri.
Qualora non ci fosse la possibilità di assisterli in una delle nostre case, non manchiamo di far loro visita con frequenza.
Le assicurazioni sulle malattie e il ricovero, secondo le modalità dei rispettivi paesi, eviteranno ai malati l’angoscia d’essere a carico dei loro fratelli.
31. I nostri “anziani” saranno circondati di ogni affetto e premura: conversazioni, passeggiate con loro, incontri con i loro parenti o amici, ecc.
Qualora vi sia necessità di ricovero in una casa specializzata ci preoccuperemo di far loro spesso visita e di non permettere che alcunchè manchi loro. Avremo, inoltre, cura di invitarli tra noi, se il loro stato di salute lo permette, per prendere parte a feste, anniversari, giorni di riposo, ecc.
7. COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI
32. Manifestiamo la nostra carità e riconoscenza verso i nostri defunti ( fratelli, parenti, amici e benefattori) con celebrazioni e preghiere:
a) in ogni casa si faccia ogni anno commemorazione dei nostri defunti;
b) in ogni casa, ciascun mese, si celebri una messa;
c) in ogni casa, si stabilisca un momento opportuno per la recita quotidiana del De profundis e di una preghiera;
d) una messa o una liturgia della Parola verrà celebrata nella ricorrenza dell’anniversario della morte del nostro Fondatore ( 23 febbraio 1917 );
e) nel giorno dell’anniversario della morte di ogni confratello e benefattore insigne se ne farà commemorazione nominale durante la recita dell’Ufficio.
33. Per il decesso di un religioso ogni sacerdote dell’Istituto celebri una S. Messa e ogni religioso non sacerdote partecipi ad una Messa.
Nella comunità locale del defunto si celebreranno trenta Messe per lui.
Per i fratelli della Confederazione canonicale, si terrà conto di quanto prescritto dagli statuti nn. 58-
a) una Messa annuale da celebrare nell’ottava della festa di tutti i Santi Canonici Regolari (8 novembre);
b) una celebrazione solenne per l’abate -
c) la recita comune del De Profundis e di una preghiera al momento della comunicazione di un decesso.
34. Secondo il costume proprio delle famiglie cristiane, da Sant’ Agostino stesso raccomandato, si abbia massimo rispetto e cura delle tombe dei nostri fratelli sulle quali ci recheremo con amore per una preghiera.
Cf. S. Agostino, De cura pro mortuis gerenda, 4, 5, 6, 22.
35. Non si accettino a carico dell’Istituto fondazioni perpetue.
8. CRONACA E SCHEDARIO
36. È bene che ogni casa disponga di un diario in cui sono annotati i principali avvenimenti quali: notizie relative alla fondazione, arrivi e partenze, professioni, ordinazioni, nomine ad incarichi, ricoveri, visite di vescovi o altre personalità, visite canoniche, ecc. Comprenderà, inoltre, un elenco dei religiosi aggiornato al primo gennaio di ogni anno.
Tale diario sarà redatto in modo tale da poter essere consultato da ogni religioso.
37. Uno schedario per ogni singolo religioso con data di nascita, professione, ordinazione, enumerazione progressiva degli incarichi con le rispettive date, ecc., venga custodita almeno nella Casa Generalizia qualora non sia possibile su scala locale o regionale.
9. RELAZIONI ESTERNE (RELAZIONI CON L’ESTERNO)
38. Ogni comunità locale come ogni religioso si impegni per instaurare forme inedite e concrete di “comunicazione” con altri religiosi presenti nella parrocchia, zona, settore apostolico o diocesi. Uno spirito di fraterna collaborazione deve sostenere questo impegno.
Ciascuno secondo le proprie capacità e nei limiti di quanto proposto, accetterà volentieri di assumersi responsabilità in organismi di coordinamento apostolico o di spiritualità.
39. Un posto privilegiato venga dato in tale sforzo di apertura e di confronto fraterno ai membri e alle case della “Confederazione” dei Canonici Regolari di S. Agostino e di tutto l’Ordine Canonicale (Canonichesse).
Cf. DVC, 18.
40. L’amicizia e lo spirito di collaborazione caratterizzi le nostre relazioni con i sacerdoti del clero diocesano. Volentieri li ospiteremo, così come altrettanto volentieri presteremo ai sacerdoti limitrofi la nostra collaborazione e ne accetteremo la loro. Parteciperemo di cuore agli incontri di carattere apostolico, spirituale o intellettuale organizzati dai responsabili diocesani, e talvolta anche ai ritiri annuali.
41. Tra i laici un posto particolare riserveremo ai nostri familiari. Ciascuno abbia a cuore di manifestare loro il proprio affetto attraverso una regolare corrispondenza quando possibile e con il dovuto permesso, attraverso delle visite. I superiori volentieri accorderanno permessi nei momenti di malattia, vecchiaia, solitudine, decesso di parenti, eventi particolari, ecc.,.
Si farà pervenire volentieri ai nostri familiari il bollettino CRIC.
42. Eviteremo di divulgare all’esterno notizie, lamentele, pettegolezzi e tutto ciò che possa nuocere a un confratello dell’Istituto.
43. Caratteristiche, non trascurabili, di carità fraterna sono: la gentilezza nel comportamento, il corretto parlare, il vivere secondo galateo e l’evitare ciò che può offendere o mettere a disagio i fratelli.
Cf. Rm 14, 13; 12, 10; 1 Co 8, 9.
III. I CONSIGLI EVANGELICI
44. La pratica dei voti religiosi deve gradualmente introdurci nel cammino della santità. Condizione indispensabile che li viviamo non tanto secondo la lettera, quanto piuttosto secondo lo spirito.
45. La virtù dell’obbedienza, della povertà e della castità va ben al di là del semplice esercizio dei voti e si estende a tutto ciò che, direttamente o indirettamente riguarda l’insieme della nostra vita.
46. Le Costituzioni, costante richiamo della vocazione alla vita perfetta, sono di supporto alla nostra generosità nella ricerca della santità. Esse ci impegnano a vivere in perfetta lealtà il nostro servizio a Dio nella famiglia canonicale.
IV. LA CASTITA’
47. Con la vita e con l’insegnamento daremo testimonianza luminosa del nostro stato di vita nel celibato consacrato, liberamente scelto.
48. Il nostro ministero ci richiede di essere seriamente informati riguardo alla sessualità, così da poterne parlare, all’occasione, con tutti, uomini e donne, ragazzi e ragazze senza disagio né falso pudore.
Il rispetto di tutti i valori umani, la stima del nostro celibato come anche la scelta matrimoniale fatta dagli altri, ci saranno d’aiuto per rimanere puri in ogni contatto richiesto dall’apostolato.
49. Cercheremo di evitare sia una riservatezza troppo esagerata -
50. Lungi da noi il linguaggio proprio di certi ambienti. Ogni volgarità e ancor più oscenità, vietate da S. Paolo ai cristiani di Efeso (5, 4) e di Colossi (3, 8) provenienti dal paganesimo, deve essere del tutto bandita dalle nostre conversazioni, “affinché non venga screditato il nostro ministero” (2 Co 6,3).
51. Il celibato esige un clima di vera amicizia e familiarità, un ambiente dove si vive volentieri nella sincerità e nella fraternità.
La vita comune ci permette di “portare gli uni i pesi degli altri”, come la carità, la stima e l’amicizia di superare molte difficoltà e debolezze.
Saremo maggiormente vicini ai nostri fratelli in difficoltà: è un impegno, derivante dalla nostra professione, ad amarci ed aiutarci. Ciò deve costituire uno degli aspetti essenziali della nostra comunità.
Cf. C, 10.
52. Nella formazione soprattutto dei giovani religiosi si tenga in grande considerazione quanto la “Ratio” sottolinea per la formazione dei giovani chiamati al solo sacerdozio ( n. 48)
a) vengano aiutati, “prima della professione”, a raggiungere, in piena libertà psicologica, una adeguata maturità affettiva:
educazione ad un amore casto verso le persone piuttosto che ossessione dei peccati da evitare;
apertura serena nei rapporti umani richiesti dal ministero sacerdotale;
esercizio della mortificazione e controllo dei sensi;
uso dei mezzi naturali che favoriscano la salute dell’anima e del corpo . . .
Cf. inoltre gli eccellenti suggerimenti dati da padre Mourey, “Manuel pratique de vie sacerdotale et religieuse” pp. 94-
b) venga loro insegnato, “per l’intero arco dell’esistenza”, che il celibato consacrato “ non può” essere salvaguardato senza un’intensa vita di preghiera e di unione a Cristo, senza una vera carità fraterna.
53. Se è vero che “tutto è puro per chi è puro” non si dimentichi che esiste anche un peccato di presunzione... e le parole “saggezza” e “prudenza” hanno la loro importanza. Se siamo nel mondo e per il mondo, non siamo e non dobbiamo essere, “di questo mondo” (Gv17,16). Pur non trattandosi di cose vietate, non è necessario fare esperienza di tutto.
Cf. 1 Co 10, 23-
C’è una moderazione da salvaguardare sia nell’assistere agli spettacoli, come nell’uso dei mezzi di comunicazione sociale (radio, giornali, televisione): sono questi ultimi, a volte, che introducono nelle nostre case immagini e suggestioni pericolose e non solo per i giovani.
V. LA POVERTA’
54. Una povertà di fatto e non solo in spirito, espressione della virtù di povertà, è richiesta a ogni cristiano, a ogni sacerdote e seminarista e a più forte ragione a noi in quanto impegnati in uno stato di perfezione; ma il nostro voto di “povertà” ha più specificamente come obiettivo la “condivisione totale dei beni”.
C. RF, 50; C, 22.
55. A) Le nostre persone e le nostre comunità sono chiamate a dare testimonianza, nella vita interiore e nel loro comportamento esterno, dell’unico necessario imitando la povertà del Signore Gesù e degli Apostoli, tanto più perché noi facciamo riferimento alla “vita apostolica”.
Cf. Atti 4, 32-
b) Per meglio vivere tale povertà, spesso e con piacere leggeremo e mediteremo, non solo i testi degli Atti, ma anche del Vangelo che invita ad una povertà “effettiva”, al distacco dai beni di questo mondo, alla fiducia nella provvidenza, al mettere tutto in comune (per es. Mt 10; Lc 10, 12).
I discorsi 355 e 356 di S. Agostino siano per noi un continuo richiamo alla realizzazione di un tale ideale.
56. Il nostro stile di vita (abitazione, abbigliamento, cibo, tenore di vita) sia conforme a quello di persone di modesta condizione, tenendo conto del diverso livello di vita proprio di ciascuna nazione.
Questo ci impegna:
a una discrezione nelle spese per svago e per soddisfazioni personali;
a non sprecare nulla di quanto può essere utile;
a limitare la nostra esigenza a ciò che è funzionale, senza ricerca del lusso e
dello straordinario. Lo spirito “borghese" ci affascina, anche nella vita religiosa.
57. Il lavoro è un modo privilegiato di vivere la povertà effettiva.
Cf. C, 26.
Ci dedicheremo, anzi tutto, al lavoro intellettuale e non, richiesto dal nostro stato e in esso ci metteremo tutto l’impegno, soprattutto se non è retribuito, anche quando si tratta di un altro lavoro manuale più umile (per es. Tenere in ordine le camere, servire a tavola, assicurare la manutenzione ordinaria della casa, della chiesa, ecc.).
La preoccupazione del lavoro manuale non ci distolga, in ogni caso, dal nostro dovere di studio e di lettura.
58. Previo accordo con l’Animatore regionale e il superiore locale, e secondo le attitudini dell’individuo e le consuetudini del luogo, può essere presa in considerazione la possibilità di un lavoro professionale, a tempo pieno o parziale.
Ma il nostro primo impegno, resta e resterà sempre quello del nostro ministero pastorale, che spesso da solo esige e assorbe tutte le nostre forze.
59. Il materiale necessario, debitamente acquistato e a disposizione di tutti (sotto, tuttavia, la responsabilità diretta di un religioso a ciò designato), sarà con altrettanta scrupolosa cura conservato e custodito.
Ciò concerne tutto quanto la comunità mette a disposizione di ciascuno. “Potrete così misurare la vostra crescita da come vi preoccupate del bene comune, anteponendolo ai vostri interessi personali”.
RSA, IV 4.
60. La povertà richiede anche una sincera dipendenza dai Superiori e ciò, non per tenerci nell’infantilismo e per privarci di ogni responsabilità, ma per evitare ogni tentazione di appropriarci di beni a cui abbiamo rinunciato.
Tale subordinazione si esplica:
nel domandare il permesso prima di ogni spesa straordinaria;
nel tenere in modo regolare e preciso la contabilità personale;
nel periodico rendiconto della stessa;
Cf. D, 179, 180 a.
nel chiedere il permesso sia per ricevere che per fare regali . . .
61. Noi educheremo i giovani allo spirito di povertà, aiutandoli a scoprire il valore della povertà evangelica, specialmente con il nostro esempio, e a entrare senza paura nel concreto della vita ( per esempio a non essere esigenti, a sapersi accontentare di ciò che uno possiede, a sapersi privare e in certe occasioni rinunciare a cose utili o comode, ecc.). Ognuno accetterà volentieri che un suo confratello abbia bisogno di beni materiali o spirituali differenti dai suoi e nessuno si debba sentire offeso per tale diversità. «Non tutti devono pretendere ciò che ad alcuni viene concesso non per distinguerli con qualche particolare onore, ma per comprensione e pazienza» (RSA, II, 6).
Cf. 1 Co 7, 7: “ Ciascuno ha il proprio dono da Dio, chi in un modo, chi in un altro”, ma tutti sono chiamati ad “aspirare a carismi più grandi” la carità vera. Cf. 1 Co 12, 31.
62. La giustizia sociale ci chiede:
di dare un giusto salario ai nostri dipendenti;
di adeguarci alla legislazione sociale per quanto concerne i versamenti per assicurazione e pensione;
di saldare i debiti senza ritardi ingiustificati;
di pagare le tasse.
Si accetterà, pertanto, la pensione quando se ne ha il diritto.
63. Ogni casa deve pensare a forme adeguate di elemosina, in denaro o in cibo, per persone o gruppi bisognosi. In questo campo ogni decisione importante venga presa comunitariamente, “servatis servandis”.
Il nostri parenti bisognosi saranno, senza dubbio, i primi a usufruire dell’aiuto dell’Istituto.
64. I superiori siano prudenti nell’accettare un lascito patrimoniale presente o futuro da parte di un religioso, soprattutto, se fatto a favore dell’Istituto.
65. Nota allegata sulla “vita apostolica”
Sembra che solo lungo il corso del XIII secolo le parole “apostolica”, “vita apostolica”, ecc., abbiano assunto il loro significato corrente: si intende con “apostolico” quanto rientra nell’esercizio di zelo, di evangelizzazione, in conformità, soprattutto, alla vita peregrinante degli Apostoli. (Cf. Ordini Mendicanti) e in forza di un mandato.
Ci sono, senza dubbio, diversi modi per imitare gli Apostoli, nelle loro virtù come nella loro vita, di perseguire l’ideale dei predicatori del Vangelo secondo quanto descritto, con tanti particolari, in Mt 10 e paralleli.
Se sin dall’origine la “vita” o “conversatio apostolica” si è imposta quale modello di vita perfetta, ciò lo si deve soprattutto ad Atti 3, 44-
e la rinuncia ai propri beni,
e la condivisione totale.
Tale è anche il modo di esprimersi dei Concili del periodo gregoriano (1049, ecc.).
Le nostre Costituzioni si riallacciano a questa consuetudine ed è con questo primo significato tecnico che anch’esse impiegano l’espressione “vita apostolica”; con ciò non si vuol per nulla misconoscere gli altri usi che in seguito l’espressione ha assunto, né l’evoluzione che ne è seguita.
Questo sia detto senza pretesa alcuna di monopolio, ma solamente per una precisazione nell’uso delle parole.
VI. L’OBBEDIENZA
66. Per creare un clima favorevole alla vita d’ubbidienza è necessario stabilire relazioni fondate sulla sincerità e sulla lealtà. Tutti vi si adoperino : il Superiore, con il favorire scambi in tutta serenità, i religiosi operando volentieri nella fiducia e nella carità fraterna.
67. Ogni religioso ha il dovere di informare il Superiore responsabile riguardo alle proprie attitudini e proprie aspirazioni. Questi, per quanto possibile, le terrà in grande considerazione ricordandosi che l’obbedienza non supplisce alla mancanza di competenza. Imporre a qualcuno ciò che è al di là delle sue capacità equivale a chiedere l’eroismo.
E’ evidente che l’essere Superiore non conferisce una competenza universale.
68. Prima di accettare impegni o incarichi supplementari in modo definitivo, ciascuno metta al corrente l’autorità competente e la comunità.
69. Il vero atteggiamento ubbidiente di chi chiede una dispensa o un permesso consiste nell’essere disponibile a ricevere il consenso o il rifiuto. E’ inammissibile ogni forma, diretta o indiretta, di ricatto o di minaccia.
Il ricorso al Superiore Maggiore è sempre legittimo, il quale prima di comunicare la propria decisione all’interessato metterà al corrente i Superiori intermedi.
70. Il Superiore che fa conoscere “i motivi” delle proprie decisioni da prova di stima verso i confratelli e rende più spontanea e più completa la loro obbedienza
A volte però non si può esigere dal Superiore la comunicazione di certe motivazioni che egli non può divulgare per la salvaguardia del bene comune.
71. Quando sorge un conflitto grave ed apparentemente insolubile tra un religioso ed il suo Superiore, è normale ricorrere ai superiori maggiori sempre però nel rispetto delle persone. A volte si dovrà fare ricorso a soluzioni estreme. Ciò si faccia da entrambe le parti nel massimo rispetto e nell’amicizia e mai con durezza e risentimento.
VII. LA VITA DI PREGHIERA
72. a) Ogni nostra attività liturgica che risponda alle esigenze del nostro tempo e che sia fedele allo spirito del nostro Fondatore, si dovrà ispirare alla Costituzione conciliare “ Sacrosanctum Concilium ” e agli altri documenti del Concilio Vaticano II.
Cfr. C, 45.
Sarà nostra preoccupazione seguire le direttive liturgiche della Chiesa.
b) Si faccia il possibile perché ogni atto liturgico, in quanto atto della Chiesa e per la Chiesa, abbia il suo carattere esplicitamente comunitario. I nostri Fratelli coadiutori vi partecipano a pieno diritto.
c) Le celebrazioni liturgiche saranno più degne e fruttuose nella misura in cui vengono da noi preparate con zelo, sia materialmente che spiritualmente.
d) La partecipazione dei fedeli, come dei nostri Fratelli coadiutori, sarà piena solo nella misura in cui saremo stati capaci di prepararli e avremo loro riservato un ruolo attivo nelle nostre celebrazioni. Cfr. C, 45 b; 46 b.
e) Coloro che non possono partecipare alla celebrazione comunitaria vi suppliranno individualmente e faranno presente ai confratelli la motivazione della loro assenza.
f) I religiosi che vivono soli manifestino in certe circostanze o quando è possibile il desiderio di partecipare alla liturgia celebrata dai confratelli.
g) La celebrazione comunitaria della Liturgia si svolga nella calma senza fretta, sia orante, rispettosa, sobria, intercalata da momenti di silenzio con brevi ammonizioni introduttive o conclusive, evitando però inutili appesantimenti.
73. La santa Messa è il centro della nostra vita cristiana, religiosa e liturgica. Deve occupare il primo posto nella nostra preghiera quotidiana.
La concelebrazione sia da preferirsi, tenendo conto però delle esigenze pastorali e anche di alcune difficoltà personali.
Cfr. C, 45; D, 7.
74. a) La celebrazione della Liturgia delle Ore si faccia comunitariamente e per quando è possibile, in chiesa con la partecipazione dei fedeli.
cfr. C, 46.
b) Secondo la tradizione canonica celebreremo insieme e in abito da coro le Lodi al mattino e i Vespri nel pomeriggio o la sera. È possibile e talvolta desiderabile integrare la liturgia delle “Ore maggiori” con la celebrazione eucaristica.
c) L’Ora Media ordinariamente venga celebrata in comune e senza l’abito di coro, verso la metà della giornata in refettorio o nella Cappella della casa.
I Direttori particolari preciseranno alcune direttive secondo le consuetudini locali.
Altrettanto si dica per la preghiera di Compieta, la sera.
d) E’ possibile anche per dare un carattere maggiormente comunitario integrare l’Ufficio delle Letture con una delle “Ore Maggiori”.
Inoltre una celebrazione della parola (eucaristica, mariana, penitenziale o altra) può sostituire la celebrazione in comune dell’Ufficio delle Letture.
75. La celebrazione dei sacramenti e le altre funzioni sacre, la nostra predicazione (omiletica, catechetica, ecc.) richiedono lo stesso impegno e premura in quanto fanno parte del nostro ministero liturgico. Arricchiscono e rafforzano la nostra vita spirituale.
Cfr. C, 47.
76. a) La Liturgia è sicuramente la prima sorgente da cui deve scaturire la nostra preghiera “personale” e individuale come vero dialogo tra lo Spirito che parla e l’anima che ascolta.
b) Nella lettura personale abbiano un posto primario la Sacra Scrittura e gli scritti dei Padri della Chiesa, quali primi commentatori.
L’amore alla Sacra Scrittura porta alla conoscenza di Cristo e dona forza alla liturgia e alla predicazione.
cfr. C, 47.
c) Ciò richiede una propensione al silenzio e alla riflessione, sull’esempio di Maria che conservava e meditava nel suo cuore le parole udite dal Figlio suo.
d) Una siffatta preghiera personale reca a noi pace, coraggio, fedeltà alla grazia, disponibilità nel donarci agli altri.
Essa vuole essere anche un aiuto salutare a quei nostri fratelli che spesso distratti o affaticati dalle prove della vita, hanno perso il senso religioso, affinché si risvegli in loro il desiderio, il bisogno del raccoglimento e dell’incontro con Dio.
77. a) È indispensabile per tutti prevedere e consacrare circa un’ora al giorno alla preghiera personale indipendentemente dalla forma (orazione, meditazione, lectio divina, ecc.).
Cfr. C, 48 c.
b) È consigliabile che parte di tale preghiera personale venga fatta davanti al Santissimo Sacramento.
c) Le nostre attività non devono togliere il tempo necessario alla preghiera personale. Spetta al Superiore fare in modo che ogni membro della comunità e lui stesso non sia sovraccarico di impegni a scapito della sua vita di preghiera.
d) Le ore del mattino, prima delle attività, generalmente favoriscono un raccoglimento più profondo.
78. Gli “Esercizi Spirituali” (ritiri -
a) Talvolta gli esercizi possono essere organizzati tra noi, secondo le possibilità locali.
b) Talvolta è bene prendere parte anche ai ritiri, agli incontri spirituali -
c) A volte parteciperemo a un ritiro prolungato, anche di trenta giorni, in una casa organizzata e sotto la guida di specialisti.
d) Le nostre riunioni comunitarie possono essere considerate come incontri mensili.
79. Tutti, in modo particolare i più giovani, devono sentire la necessità di farsi aiutare e farsi consigliare nella vita spirituale, o semplicemente nella vita, da sacerdoti o da laici cristiani animati dallo Spirito di Dio, di profonda esperienza, non solo del passato, ma anche aperti alle attualità della Chiesa e del mondo.
Il desiderio di farsi aiutare, la ricerca di “luce” non deve identificarsi con il sentirsi più sicuri (“ l’obbedienza ” al direttore). Non necessariamente deve avere un legame con il sacramento della Penitenza o il confessore; diversa dal confessore, anche se tante volte può essere la medesima persona.
80. La celebrazione penitenziale comunitaria tra di noi o con i fedeli sarà di grande utilità, come è di giovamento la condivisione e la verifica periodica su alcuni aspetti concreti della nostra vita.
81. Ci accosteremo volentieri al sacramento della Riconciliazione che è dono del Signore per rinnovare ed approfondire la nostra amicizia con Lui e con i nostri fratelli.
Cfr. C, 56.
Ricevere questo sacramento durante una celebrazione penitenziale comunitaria contribuisce a valorizzarlo maggiormente.
82. a) Affidati dal Papa Pio IX alla protezione della Madre di Dio, noi seguiremo con una particolare fedeltà le direttive della Chiesa a riguardo del culto mariano.
Ci stia a cuore la recita quotidiana del Rosario, anche se è possibile sostituirlo con altre devozioni più conformi alla nostra sensibilità personale.
b) Ogni giorno, dopo la celebrazione di Lodi e Vespri, si veneri la Vergine con una breve preghiera o un canto mariano.
cfr. C, 50.
83. Nel rispetto della libertà personale ognuno viva la propria preghiera individuale nel modo che gli è più conforme: rosario, via crucis, pellegrinaggi e altri “ esercizi di pietà ”, ecc..
84. E’ bene fare una breve preghiera di benedizione e di rendimento di grazie prima e dopo i pasti, variandone le forme. Si faccia inoltre una preghiera particolare per il Papa (dopo il pranzo), per il Vescovo diocesano (dopo la cena) e per i Superiori Maggiori dell’Istituto.
VIII. MORTE E VITA NUOVA IN CRISTO
85. Non essendoci salvezza né santità senza la Croce di Cristo e senza il mistero pasquale che è indissolubilmente morte e risurrezione, la penitenza è un elemento essenziale della nostra vita cristiana e a maggior ragione della vita consacrata.
86. Anzitutto e in modo più autentico vogliamo portare la “croce” derivante dal nostro battesimo: morte e rinuncia al peccato per poter praticare il bene e progredire nella virtù.
87. Con la consacrazione religiosa abbiamo liberamente abbracciato la “croce della vita perfetta” per spogliarci non solo del male ma di tutto ciò che, attorno a noi e in noi, impedisce il raggiungimento della carità di Cristo.
Siamo veramente liberi solo attraverso la croce.
Per vivere sempre meglio i nostri impegni ci viene richiesto un itinerario penitenziale lungo ed esigente ed una continua partecipazione alla croce di Cristo.
88. Un tale spirito di penitenza, proprio del nostro tendere alla vita “perfetta”, caratterizzerà ogni momento della nostra vita consacrata, anche in ciò che di per sé non costituisce l’oggetto specifico dei nostri impegni assunti.
Sapremo configurarci a Cristo nella rinuncia e nella morte sia nei nostri affetti e rapporti umani, sia nell’usare e godere dei beni della terra, sia nell’esercizio della nostra libertà personale.
89. Una vita comune pienamente accettata e gioiosamente vissuta esige una continua rinuncia (“ maxima poenitentia...”). Questo stile di vita richiede che ognuno vi contribuisca costruttivamente con il dialogo, con la reciproca premura, con la gioiosa generosità, con l’apertura, con l’accettazione, con il perdono, ecc.
Cfr. D, 9-
90. a) Il “lavoro apostolico” con le sue sofferenze e contrarietà, presuppone, in quanto obiettivo da elaborare e realizzare in comune, una capacità di rinuncia alla quale non vogliamo sottrarci per quanto questo compito sia difficile.
b) Le attività e le preoccupazioni della vita in comune al servizio degli altri, esigono un costante superamento della nostra pigrizia e del nostro egoismo.
91. In virtù del nostro voto di povertà sapremo talvolta privarci volontariamente di ciò che potrebbe apparire gradevole e utile nell’uso della radio, televisione, spettacoli, uscite, vacanze ecc..
cfr. D, 27-
92. a) Le “particolari pratiche” di penitenza, personali o comunitarie, non siano troppo numerose per non rischiare di cadere in un programma chiuso. Esse non vogliono porre limiti alla nostra generosità ma suscitare il nostro impegno a migliorare.
b) Seguiremo con fedeltà ciò che la Chiesa universale e locale impone e suggerisce.
c) Sottolineeremo con un segno penitenziale particolare (per es. digiuno, astinenza, preghiera, ecc.):
— i venerdì dell’anno (eccetto nel Tempo Pasquale)
— i mercoledì di Quaresima
— i giorni della Settimana Santa, tenendo conto del clima di festa del pranzo del Giovedì Santo
— la vigilia dell’Immacolata Concezione
— la vigilia della festa di Santa Monica (26 agosto), antivigilia di Sant’Agostino.
Spetta al superiore locale segnalare questi giorni all’attenzione dei suoi confratelli.
d) Parteciperemo volentieri, comunitariamente o individualmente, alle varie iniziative caritative.
e) È consigliabile che ogni comunità scelga una pratica penitenziale collettiva che può variare nel corso dell’anno. Tale forma di penitenza comunitaria è fortemente raccomandata e del tutto conforme all’apostolato moderno.
93. Non dimentichiamo che il mondo attende da noi una testimonianza di vita e non di morte; la nostra penitenza non dovrà spegnere la gioia e la luce che il mistero pasquale suscita e fa brillare nella nostra vita.
Cfr. Mt 6, 16-
IX. IL MINISTERO
1. COMUNITÀ RELIGIOSA E PASTORALE
94. a) Pur non essendo tutti impegnati a tempo pieno e integralmente nel “lavoro pastorale”, il nostro Istituto, all’interno della famiglia canonicale, si dedica essenzialmente al servizio delle comunità ecclesiali del popolo di Dio in comunione con il clero diocesano e con le rispettive responsabilità.
Cfr. C, 60-
Questo non richiede solo una nostra semplice adesione interiore ma deve orientare profondamente il nostro modo di vivere e di pensare, la nostra specifica preparazione e il contenuto del nostro sacerdozio.
Cfr. DVC, 19-
b) I religiosi che si dedicano alla educazione dei ragazzi e dei giovani nelle nostri case di formazione compiono una autentica e specifica attività pastorale. I Direttori particolari ne preciseranno le finalità e i programmi.
95. Nessuno ignora che è talvolta molto difficile realizzare insieme la vita comunitaria autentica e l’attività pastorale. E’ necessario affrontare queste difficoltà con spirito di sacrificio e con sempre nuova generosità.
96. La nostra vita religiosa che ci destina ad essere testimoni dei consigli evangelici in mezzo al popolo cristiano e in modo particolare in mezzo al clero, riceve dall’impegno pastorale uno stimolo continuo per salvaguardare il suo profondo significato e per mantenerne e accrescerne la ricchezza e il fervore.
Cfr. C, 65; Gv 20-
a) L’essere in contatto con il popolo cristiano in molte circostanze ci è di grande giovamento: l’azione della grazia e dello Spirito Santo nel cuore dei più umili spesso ci sconvolge.
b) La presenza del male che deturpa il mondo e lo porta alla perdizione deve far rivivere in noi l’angoscia del Signore (“ Ho pietà di questa folla ”, Mc 6, 34), e la sua infinita misericordia; da qui possiamo attingere un nuovo impulso ad offrire la nostra vita per la salvezza di molti.
c) Le attese degli uomini, i loro richiami, i loro problemi e bisogni sono un invito costante ad essere santi ed a perfezionare sempre più, senza ostacoli, la nostra conoscenza, il nostro approfondimento e la nostra competenza.
97. D’altra parte anche l’attività pastorale riceve dalla nostra vita religiosa, vissuta nell’autenticità, molti benefici:
a) Noi come persone consacrate ci presentiamo alle Comunità cristiane non tanto come una “équipe” spinta dalla voglia del “fare” ma come “comunità sacerdotale”, comunità di vita, di preghiera e di lavoro in comunione allo scopo di essere per ogni cristiano vero fermento di vita fraterna e di aspirazione alla santità.
Cfr. LG, 44.
b) Tutto il lavoro pastorale si trasforma così più facilmente in una “comunità d’azione”, che insieme progetta e realizza.
c) Inoltre le esigenze della vita comune e la sua pratica quotidiana ci dispongono all’accoglienza, al dialogo e all’attenzione verso gli altri, atteggiamenti indispensabili nelle relazioni pastorali. Il modo di organizzarsi nella vita comune, con la condivisione dei beni materiali, apre alla disponibilità.
d) Altro vantaggio è dato nel garantire una maggiore continuità nell’azione pastorale malgrado i cambiamenti che la comunità sacerdotale subisce nel corso degli anni.
e) Inoltre è di grande aiuto, in una vita pastorale spesso contrassegnata da insuccessi, la delicata presenza di confratelli che condividendo la nostra attività, ci esortano in momenti di incertezza, ci incoraggiano e ci danno forza per riprendere il cammino e perseverare nella fede.
98. Possediamo inoltre un inestimabile tesoro. Dobbiamo prendere coscienza ed essere più convinti del contributo che la vita canonicale potrebbe offrire alla Chiesa per la sua missione apostolica nel mondo. In questi tempi di interrogativi e di ricerca nella Chiesa, la vita canonicale potrebbe, ci sembra, proporre come soluzione possibile una delle sue più venerande tradizioni. In linea di principio essa può conciliare la vita comune e il ministero pastorale dei sacerdoti.
2. LA NOSTRA PROSPETTIVA PASTORALE
99. Fedeli alla tradizione canonicale e a Dom Gréa, daremo una priorità alla pastorale liturgica.
a) Ciò implica tra l’altro:
1) la cura dei luogo di culto e di tutto l’arredamento liturgico;
2) la preparazione premurosa alle celebrazioni (testi, ministri, cerimoniale);
3) La partecipazione attiva e responsabile dei laici alle celebrazioni liturgiche: messa, sacramenti, ufficio (ammonizioni, canto, ecc.);
4) L’impegno di interiorizzare i testi da parte nostra e dei fedeli (studio dei nuovi formulari, catechesi dei testi in vari modi possibili, ...);
5) La sollecitudine di approfittare di tutte le occasioni pastorali (incontri personali, riunioni di apostolato, gruppi giovanili, ecc.) per far comprendere ai nostri fedeli come la liturgia è “ la sorgente prima ed indispensabile del vero spirito cristiano ” (Pio X, Motu proprio “ Tra le sollecitudini ”).
b) Ci impegneremo più di altri, a uno studio serio dei documenti della attuale riforma liturgica (Costituzione conciliare, Istruzioni, Praenotanda dei nuovi libri liturgici, disposizioni delle Conferenze episcopali e dei Vescovi diocesani) e all’occorrenza prestare aiuto ai nostri fratelli nel sacerdozio (confratelli, limitrofi, collaboratori, organismi diocesani o nazionali).
Cfr. DVC, 23-
100. Avremo cura di portare i fedeli ad alimentare di “spirito liturgico” le devozioni personali o comunitarie e la loro vita di preghiera, attraverso una catechesi adeguata nel rispetto dei tempi e dei luoghi:
a) li inizieremo alla celebrazione dell’Ufficio Divino in quanto preghiera di tutto il popolo cristiano;
b) Rinnoveremo e arricchiremo le tradizionali pratiche di pietà, come il rosario, la via crucis, le novene, sotto forma di celebrazione della Parola;
c) tale modalità può essere seguita anche per i momenti di veglia funebre per pregare e meditare, con i fedeli, sul mistero della morte;
d) conserveremo tra le benedizioni popolari e gli altri sacramentali, quelli che meglio si adattano allo spirito liturgico, se necessario anche con eventuali modifiche (per esempio, benedizione delle famiglie nel tempo pasquale, visita agli ammalati).
101. In questi tentativi di rinnovare la pastorale liturgica tendiamo sempre ad armonizzare l’evangelizzazione con la sacramentalizzazione:
a) l’evangelizzazione precede la sacramentalizzazione. L’annuncio del messaggio cristiano deve sfociare nella celebrazione sacramentale in cui si esprime in maniera viva e concreta l’unione fraterna di tutti coloro che professano l’unica fede in Cristo;
b) il compito di evangelizzare non si esaurisce: i cristiani che partecipano alle nostre celebrazioni devono nutrire costantemente la loro fede. Siamo convinti che il rinnovamento della liturgia (es. abbondanza e qualità dei testi proposti, in particolare le letture bibliche, la possibilità di scelta ) costituisce una fonte viva per la crescita spirituale.
102. Alla nostra pastorale liturgica deve accompagnarsi una ampia pastorale missionaria.
Vi sia innanzitutto una pastorale verso i non credenti. Anche se continuiamo ad annunciare la Buona Novella a coloro che nel’hanno già ricevuto e accolto, il messaggio non dimentichiamo la moltitudine di persone che la ignorano o la combattono.
Fare giungere il messaggio cristiano, scoprire continuamente le vie della Parola per disporre gli spiriti e i cuori ad accogliere la fede, deve essere una nostra preoccupazione e un continuo impegno di riflessione, di ricerca, di coraggioso lavoro e di ardente amore.
Cfr. C, 63; 2 Tm 4, 2.
103. In alcuni paesi o regioni è necessaria una pastorale ecumenica nei confronti dei nostri fratelli separati per poter realizzare la preghiera del Signore, compendio della salvezza: “Che siano una cosa sola”.
104. Sappiamo che la pastorale va oltre il campo “ classico ” del suo operare e che vi è una pastorale, per nulla trascurabile, fatta di contatti e di incontri e una pastorale specifica per i diversi stati di vita, (pastorale dei ragazzi, degli adolescenti, dei giovani, delle famiglie, dei divorziati, degli anziani, dei malati, delle persone consacrate, ecc.), legata alle situazioni concrete dell’esistenza umana.
3. PASTORALE DI “ COMUNIONE
105. La missione pastorale della chiesa è la continuazione dell’opera di Cristo, unico Sacerdote e Pastore.
Tutta la Chiesa è sacerdotale e ciascuno dei suoi membri è partecipe della sua missione pastorale secondo il suo specifico stato e nella misura della grazia ricevuta.
In quanto sacerdoti della Chiesa non possiamo dimenticare questa verità e dobbiamo impegnarci perché la nostra pastorale sia una pastorale di “comunione” ed “ecclesiale”, sempre aperta ad un ulteriore rinnovamento.
106. I fedeli laici, i Fratelli coadiutori, le persone consacrate collaboreranno a pieno titolo alle nostre attività nell’elaborazione e nella realizzazione dei progetti pastorali.
Ci serviremo innanzitutto dei mezzi oggi proposti come: il Consiglio Pastorale Parrocchiale, il “gruppo” dei genitori per l’istruzione e la formazione cristiana dei loro figli, il “gruppo” liturgico per le celebrazioni, il consiglio parrocchiale per gli affari economici ecc.
107. Lavoreremo in stretta comunione con gli altri sacerdoti diocesani o religiosi preposti come noi alla guida del popolo di Dio e in modo particolare con i confratelli dell’Ordine canonicale.
Cfr. C, 62.
108. Le nostre comunità cristiane sapranno a loro volta, con il nostro incoraggiamento, essere in comunione aperta con le comunità parrocchiali vicine. Saremo così capaci di inserire la nostra particolare attività pastorale in una pastorale “d’insieme” per raggiungere, superando ogni ostacolo, una perfetta comunione con il Vescovo, capo della Chiesa locale.
109. Insieme ai nostri fedeli sapremo andare anche oltre i confini territoriali della Chiesa locale per essere in comunione con le altre Chiese del territorio e con la Chiesa universale condividendo i loro problemi, le loro necessità, le gioie e le sofferenze .
4. PREPARAZIONE PASTORALE
110. Ci auguriamo che queste direttive come tutto il capitolo delle nostre Costituzioni riguardo al ministero, siano oggetto di riflessione e di studio approfondito da parte di coloro che si preparano ad essere pastori. Facciamo il possibile perché i nostri giovani siano formati ad un autentico spirito pastorale, avvalendosi anche dell’esperienza dei più anziani.
Cfr. C, 67.
111. E’ consigliabile che qualche religioso, fin dall’inizio, segua corsi di specializzazione in alcuni settori conformi alle sue attitudini. Si faccia precedere ogni specializzazione da un corso base per avere una visione più ampia del suo lavoro e per essere disponibile ad altre eventuali attività.
L’anno di pastorale dovrà essere programmato minuziosamente perché si possa ottenere un risultato almeno soddisfacente .
Cfr. C, 92.
112. Poiché le tecniche dell’attività pastorale, come del resto tutte le scienze umane e sociali, sono soggette a continua evoluzione, la nostra pastorale, per raggiungere gli uomini e comunicare loro il progetto salvifico di Dio, si servirà di tutti i mezzi forniti dalla scienza umana e la nostra preparazione pastorale non sarà mai terminata,
X. VOCAZIONI E FORMAZIONE
PASTORALE VOCAZIONALE
113. a) Non si può esigere che un ragazzo abbia una chiara consapevolezza del sacerdozio e manifesti una esplicita inclinazione alla vita religiosa; sarà sufficiente richiedere, affinché possa essere ammesso in una delle nostre scuole Apostoliche che abbia raggiunto le qualità e le attitudini adeguate alla sua età e non escluda formalmente una eventuale chiamata al sacerdozio o alla vita religiosa.
Cfr. RF, 4; 13; C, 72 b.
b) Nella scelta e accettazione dei ragazzi si faccia attenzione:
— alle qualità proporzionate alla loro età. Siano dotati di un sincero spirito di pietà, di generosità, di disponibilità, di salute e di intelligenza;
— alla vita cristiana della loro famiglia.
Questi sono i requisiti richiesti per l’ammissione in una scuola apostolica, il cui scopo consiste precisamente “ nell’aiutare gli adolescenti che sembrano possedere i germi della vocazione a riconoscere più facilmente la loro vocazione e ad essere in grado di corrispondervi ” (RF, 11).
114. a) Gli educatori lavoreranno in modo disinteressato, più per il bene della Chiesa e del ragazzo che per il proprio Istituto.
Accettino come normale il fatto che la maggior parte dei ragazzi non perseverino nella via del sacerdozio e della scelta religiosa.
Considerino come dono del Signore la decisione di alcuni ragazzi di consacrasi a Dio nella nostra Congregazione.
b) Si tratta perciò di dare loro:
— una formazione anzitutto cristiana, perché tutti i ragazzi, a prescindere dalla loro scelta futura, crescano vivendo in pienezza la loro consacrazione battesimale;
— una formazione aperta a qualunque servizio nella Chiesa. Vi sia una profonda collaborazione con le famiglie (che conservano ogni diritto sui propri figli), per es., incontri con i genitori, con le parrocchie, con gli organismi diocesani, contatti con gli altri giovani della stessa età, letture appropriate, mass-
— una formazione ed educazione affettiva senza tabù, né silenzi ma nella trasparenza e fiducia.
c) Nelle nostre Scuole Apostoliche i ragazzi dovranno fare una prima esperienza di un autentico spirito di famiglia, che li formi alla generosità, all’amicizia, al reciproco interesse, alla condivisione di quanto ricevono e di ciò che provano. Questo spirito di vita li prepara al loro futuro inserimento nella Comunità e nella società.
115. a) Per assolvere questo compito che diventa sempre più difficile i responsabili della formazione, gli educatori delle Scuole Apostoliche (come pure gli educatori di ogni casa di formazione) dovranno possedere:
— grande apertura di cuore e di intelligenza;
— una autentica capacità professionale e pedagogica di vedute aperte ai problemi moderni e di continuo spirito di adattamento.
— un atteggiamento appassionato nel dedicarsi interamente al compito richiesto condividendo la responsabilità con il superiore (da cui la necessità di riunioni frequenti, almeno bimensili, con tutta la comunità educatrice). Si dovrà collaborare anche con quegli educatori che in seguito continueranno ad occuparsi della formazione nelle diverse tappe della vita.
b) Il corso di studi sarà quello richiesto nella propria nazione dove risiedono le nostre Scuole Apostoliche e conseguendo specifici diplomi con debiti esami, in modo da sentirsi in tutto pari con i loro coetanei.
Cfr. RF, 16.
Nel caso di classi poco numerose e perciò prive di uno svolgimento sereno e competitivo delle lezioni, sarà opportuno inviare gli alunni presso una scuola privata o pubblica.
Cfr. RF, 17.
c) E’ evidente che ci si dedicherà in modo speciale alla formazione religiosa dei singoli e del gruppo (contenuti biblici, vita liturgica, educazione di ciascuno ad una vita di unione con Dio).
E’ indispensabile stabilire un regolamento che tutti seguiranno “ volentieri e gioiosamente ” .
Cfr. RF, 14-
POSTULATO
116. a) Nella ricerca e nell’ammissione dei postulanti, è indispensabile vagliare attentamente non solo le loro attitudini alla pietà, le capacità intellettive, le condizioni di salute, ma anche quelle di ordine psicologico necessarie per vivere in comunità che è uno degli aspetti essenziali della nostra vita religiosa ( vivere in piccole comunità come le nostre è più difficile che vivere nelle grandi).
— grande disponibilità all’amicizia che si manifesta attraverso gesti di reciproca e premurosa attenzione, attraverso la gioia di trovarsi con i confratelli sopportando con pazienza i loro difetti e rallegrandosi delle loro qualità e affermazioni.
— maturità affettiva il cui contrario è l’egoismo, la mancanza di autocontrollo, l’intolleranza per bisogni inappagati e spesso impossibili da soddisfare, è il rifiuto nell’accettare responsabilità, l’inclinazione all’angoscia. Alcuni che sembrano gioiosi ed espansivi ben presto diventano difficili da sopportare perché in fondo non tollerano se stessi e ancor meno tollerano gli altri;
— capacità di dialogo e di riflessione, apertura alla condivisione di aspirazioni e di progetti, partecipazione nei momenti di gioia e di tristezza, capacità di ascolto, di serena accoglienza e di donazione sincera ( l’oblatività è l’opposto della schiavitù).
Ci si mostri particolarmente prudenti nei confronti di coloro che provengono da altre Congregazioni religiose e riflettere con saggezza sulle loro motivazioni.
Cfr. Can. 645.
b) Ad ogni eventuale postulante sarà inviato un questionario, di cui a seguire i punti fondamentali:
— generalità della persona e della famiglia
— stato di salute (certificato medico),
— studi e diplomi,
— attività professionale o altri impegni nell’apostolato o nel sociale,
— Istituto, scuole frequentate dal candidato ( con rispettivo indirizzo)
— motivazioni per la scelta alla vita religiosa,
— motivi speciali che lo attirano verso il nostro Istituto,
— eventuale orientamento: sacerdozio o no
— indirizzo di persone che possano fornire informazioni.
Verrà così compilato un dossier da conservarsi negli archivi della casa di formazione. Nessun postulante venga ammesso anche momentaneamente prima di essere in possesso del suo dossier completamente compilato.
117. Il postulato potrà aver luogo in una casa della comunità a ciò destinata, preferibilmente diversa da quella del noviziato, ma anche in tutto o in parte, « in una casa non appartenente all’Istituto »(RC, 12);
Questa ultima possibilità è particolarmente consigliata per coloro che hanno bisogno di rafforzare la loro maturità umana (Commissione dei Religiosi di Francia...).
Cfr. C, 74.
NOVIZIATO
118. Il delicato e difficile compito di preparare i postulanti alla loro futura consacrazione religiosa è affidato al padre maestro dei novizi, anche se non in maniera esclusiva (Cfr. C, 81)
“I Superiori e il Maestro dei novizi devono sempre dare prova ai novizi di semplicità evangelica, di amicizia accompagnata da bontà e di rispetto della loro personalità, al fine di creare un clima di fiducia, di docilità e di apertura grazie al quale il Maestro dei novizi sarà in grado di orientare la loro generosità verso il completo dono di se stessi a Dio nella fede e con la parola e con l’esempio farà loro scoprire gradualmente, nel mistero di Cristo crocifisso, le esigenze di una autentica obbedienza religiosa ”. (RC. 32).
119. “ Il noviziato si deve compiere nel periodo di tempo in cui ogni candidato, avendo preso coscienza della chiamata di Dio, è giunto a tale grado di maturità umana e spirituale che gli permetta di rispondere a questa chiamata con sufficiente scelta libera e responsabile. Non si deve invece entrare nella vita religiosa senza che una tale scelta sia stata fatta liberamente, con l’accettazione delle rotture che essa comporta rispetto alle persone e alle cose. Questa prima risoluzione tuttavia non esige necessariamente che il candidato sia in condizione di soddisfare immediatamente tutte le esigenze della vita religiosa e delle opere apostoliche dell’Istituto; egli però deve essere ritenuto capace di giungervi progressivamente. La maggior parte delle difficoltà incontrate ai nostri giorni nella formazione dei novizi derivano appunto dal fatto che questi, al momento della loro ammissione al noviziato, non possedevano la sufficiente maturità necessaria ” (RC, 4).
L’età di ammissione al noviziato sarà vagliata caso per caso; solo in via eccezionale vi sarà ammesso qualcuno che non abbia terminato i suoi studi di scuola secondaria o professionale. Potrà a volte essere utile spostare più in là tale limite (per esempio, dopo il servizio militare dove questo sia d’obbligo o dopo il primo ciclo degli studi superiori).
120. Il noviziato non deve essere un periodo di riposo o di interruzione degli studi! Il programma previsto dalle Costituzioni è di per sé molto vasto e richiede un impegno costante e assiduo.
Durante il noviziato è possibile approfondire alcuni campi di studio oppure dedicarsi ad alcune attività come la stenodattilografia, la musica, la contabilità. Sarà anche utile e saggio prevedere alcuni “stages” (corsi di aggiornamento).
121. a) Il voto consultivo richiesto ad ogni religioso della casa che ospita il noviziato per l’ammissione alla professione, deve essere fatto nella serietà e secondo coscienza. Saranno consultati anche i non professi che abitualmente dimorano nella casa.
Cfr. C. 120 b 3.
b) Spetta al Padre Maestro una eventuale decisione di rinvio dei novizi sentito il parere dell’animatore regionale e del Superiore generale.
STUDENTATO
122. L’espressione “ secondo noviziato ” è stata conservata perché tradizionalmente presente nelle Costituzioni dell’Ordine Canonicale.
Cfr C.87; come le vecchie C., 93.
123. È possibile che vi siano più gruppi di studenti tenendo conto dell’età e delle differenti esigenze.
La stretta collaborazione tra i Padri Maestri incaricati dei diversi gruppi assicura un orientamento unitario e comunitario.
Cfr. RF, 23.
124. La Casa di formazione sia dotata di una efficiente biblioteca. I libri e le riviste sono strumenti indispensabili per lo studio e quindi non si lesinerà nel procurarli.
Cfr. C, 89.
125. “ Un prete non può essere un santo se non nutre un grande amore per i suoi libri ” (Don Mazzolari).
Lo studio è per gli studenti un “ dovere di stato ” essenziale e primario; a questo dedicheranno la maggior parte del loro tempo e le loro migliori energie. Non soltanto metteranno il medesimo impegno dei loro coetanei che tanto si sforzano per ottenere diplomi nelle discipline profane, anzi dovranno essere maggiormente coscienti che con lo studio si preparano ad una grande responsabilità. Gli studenti non devono dimenticare che “ il dedicarsi alla ricerca diventa qualcosa di insopportabile se il nostro sapere non si trasforma in carità ” (Don Mazzolari); inoltre che la scienza non è autentica se non si apre all’amore in primo luogo verso i confratelli e che la scienza “di per sè” è sterile.
Gli studenti si prepareranno con grande impegno agli esami, pur ben sapendo che “ a volte i primi della classe in seminario o all’università sono dei “falliti” nella vita ”.
Colui che non si impegna al massimo allo studio è uno che vive alle spalle dei propri confratelli e che manca gravemente al voto di povertà. Ogni perdita di tempo, salvo il caso di legittimo riposo dopo un grande sforzo, è da considerare una mancanza al dovere del proprio stato.
I Superiori devono favorire il conseguimento di diplomi, spesso molto utili per certi impegni che siamo chiamati a svolgere.
126. A malapena si riesce a concordare il tempo da dedicare ad uno studio serio e alla attività pastorale: spesso, se non abitualmente, si è portati all’applicarsi più alla seconda che al primo.
I Padri Maestri staranno attenti a salvaguardare questo delicato equilibrio, spronando ora uno studente e frenando ora quell’altro. L’ansia di lanciarsi nel Ministero può essere manifestazione di zelo apostolico, ma può costituire per lo studente anche un segno di insoddisfazione psicologica, di presunzione, o di pigrizia.
Durante il cammino di formazione al sacerdozio in alcuni paesi vi è l’obbligo di fare “stages”, (tirocini) più o meno prolungati di uno o due anni. Al riguardo noi ci adegueremo, pur senza farci del tutto condizionare, alle norme suggerite dalle Conferenze Episcopali nazionali, tenendo già in conto le precise direttive presenti nella Ratio Fondamentalis (RF, 42).
127. I diaconi e i sacerdoti durante il loro anno di pastorale non siano sovraccarichi di impegni da non poter portare a compimento la loro formazione. Di buon grado accettino suggerimenti e consigli dai confratelli più esperti della comunità che li accoglie. Facciano tale esperienza preferibilmente in una delle nostre comunità dove possano vivere pienamente il carisma canonicale. Inoltre abbiano l’opportunità di ritrovarsi periodicamente in una delle nostre comunità dove, sotto la guida di un responsabile, possano mettere in comune le loro esperienze e scoperte e vivere pienamente per un certo periodo il nostro stile di vita.
L’espressione “ formazione professionale ” si riferisce soprattutto ai fratelli Coadiutori ai quali si vuole offrire la possibilità -
128. Saremo fedeli agli incontri periodici, ai corsi di aggiornamento, alle settimane di formazione ecc., organizzate dalle nostre diocesi. Questo non per adattarsi alla moda o seguire degli slogan (sarebbe un peccato!) ma per essere maggiormente in grado di rispondere adeguatamente alle esigenze del mondo contemporaneo.
APPENDICE I
ALCUNI DOCUMENTI DELLA SANTA SEDE SULLA FORMAZIONE
Vaticano II
Perfectae Caritatis, 28 ottobre 1965
Optatam totius, 28 ottobre 1965
Presbyterorum Ordinis, 7 dicembre 1965
Gravissimum Educationis, 28 ottobre 1965
Principali documenti dopo il Vaticano II
Renovationis Causam (per il noviziato), 7 gennaio 1969
Ratio Fundamentalis, 6 gennaio 1970
Documenti Vari
Sacerdotalis Coelibatus, Encyc. Paolo VI, 24 giugno 1967
La formazione spirituale del candidato al sacerdozio, S. Congr. per gli studi e seminari, 1965
Summum Dei Verbum, Lett. Apost. Paolo VI, 4 novembre 1963
Istruzioni sulla scelta e la formazione dei candidati agli stati di perfezione e agli Ordini, S. Congr. dei Religiosi, 1961
Sacerdotii Nostri Primordia, Encicl. Giov. XXIII, 1 agosto 1959
“E’ una grande gioia... “, discorso di Pio XII agli allievi dei piccoli seminari francesi, 5 settembre 1957
Sedes Sapientiae, Const. Apost. Pio XII, 31 maggio 1956
Sacra Virginitas, Encicl. Pio XII, 25 marzo 1954
Menti Nostrae, Esortazione Apost. Pio XII, 25 settembre 1950
Ad Catholici Sacerdotii, Encicl. Pio XI, 20 dicembre 1935
Harent animo, Esortazione al clero, Pio X, 4 agosto 1908
APPENDICE II
ORDO PROFESSIONIS RELIGIOSAE
Il documento base è l’Ordo Professionis Religiosae pubblicato dalla S. Cong. del Culto divino, il 2 febbraio 1970, e ad esso devono fare riferimento tutte le Congregazioni religiose (cf. Lettera della stessa Congregazione in data 15 luglio 1970).
“Probatum seu confirmatun a S. Congregatione pro Cultu divino, die 21 octobris 1970 “ (prot. n. 3047/70).
1. Rito d’ingresso al noviziato
Appositamente breve tale rito vuole essere prima di tutto una preghiera di supplica per i postulanti che cominciano la vita religiosa.
Si potrà:
o, di preferenza, integrarlo alla celebrazione dei Vespri (dopo la recita o il canto dei salmi; è vietato farlo durante la messa);
o farlo fuori dalla cappella
A. -
Sup. Fratel N., Quid petis?
Post. Misericordiam Dei et fratrum meorum.
Vel.
Ut conversationem vestram experientes, a vobis probemur et ad perfectam Christi sequelam in hac familia Canonicorum Regularium immaculatae Conceptionis admitti mereamur.
Sup. Dominus auxilietur vobis.
Oremus.
Deus, sanctae vocationis largitor, famolorum tuorum N.N. supplicationes benignus exaudi, qui nostrae cupiunt aggregari familiae; et concede propitius, ut communis vita in mutuam convertatur dilectionem. Per Christum Dominum nostrum. Amen.
B. -
Letture a scelta: 1 S 3, 1-
Omelia -
Canto del Magnificat; preghiera dei fedeli con intenzioni speciali per i nuovi novizi, preghiera di conclusione dell’Ufficio dei Vespri.
Oppure al di fuori dei Vespri: Chiamata dei postulanti; liturgia della Parola, preghiera universale e orazione di conclusione che potrà essere:
Sia:
Deus vocationis auctor et largitor,
famulos tuos supplicantes intuere benignus;
et fac ut hi fratres,
qui nostram cupiunt conversationem experiri,
divinam voluntatem agnoscant nosque in tuo confirmemur servitio.
Per Christum Dominum Nostrum. R. Amen.
Sia:
Domine Iesu Christe,
qui es via sine qua nemo venit ad Patrem:
quaesumus clementiam tuam, ut hos famulos tuos, a carnalibus desideriis abstractos,
per iter disciplinae regularis deducas;
et qui peccatores vocare dignatus es, dicens:
“ Venite ad me, omnes qui laboratis et onerati estis,
et ego vos reficiam “,
praesta, ut haec vox invitationis tuae ita in eis convalescat,
quatenus peccatorum onera deponentes
et quam dulcis es gustantes,
tua refectione sustentari mereantur.
Et sicut attestari de ovibus tuis dignatus es,
agnosce eos inter oves tuas;
ut ipsi te agnoscant,
et alienum non sequantur, sed te;
neque audian vocem alienorum, sed tuam, qua dicis:
“ Qui mihi ministrat, me sequatur “.
Qui vivis et regnas, Deus, per omnia saecula saeculorum. R. Amen.
(Preghiera del nostro vecchio rituale).
2. Professione temporanea durante la Messa
Messa del giorno, o meglio Messa “ in die primae professionis religiosae “. Testi a scelta per la Liturgia della Parola:
1a Lettura: Rm 6, 3 -
Salmo responsoriale: salmo 23, 1-
Alleluia: salmo 132,1; Giov.13,34; Giov. 15,5;
Vangelo: Mt. 19,16-
Non si recita il credo.
Chiamata dei candidati
Appello nominale, ciascuno risponde: Adsum!
Sup. Fratres dilectissimi,
quid petitis a Deo et ab Ecclesia Sancta eius?
Pr. Misericordiam Domini
et gratiam Ipsi perfectius deserviendi
in vestra (hac) familia.
Tutti: Deo gratias.
Omelia del celebrante
Interrogazione dei professi
Sup. Fratres dilectissimi,
quos aqua et Spiritus Deo sacravit,
vultis novo professionis religiosae titulo arctius Ipsi coniungi?
Pr. Volo.
Sup. Vultis, ad Christum perfecte sequendum,
castitatem propter regnum caelorum custodire,
voluntariam paupertatem amplecti,
oboedientiae munus offerre?
Pr. Volo.
Sup. Quod Deus omnipotens concedat vobis per gratiam suam.
Tutti Amen.
Sup. Oremus.
Respice, quaesumus, Domine, super hos famulos tuos,
qui hodie coram Ecclesia, evangelica profitentes consilia,
vitam tibi dicare contendunt;
et miseratus concede ut eorum conversatio nomen tuum glorificet
et mysterio redemptionis inserviat.
Per Christum Dominum nostrum. R. Amen.
Oppure:
Deus, qui non vis mortem peccatoris,
sed per paenitentiam et emendationem vitam semper inquiris;
te suppliciter deprecamur, ut his famulis tuis,
saecularibus actibus renuntiantibus,
large tuae pietatis gratiam infundere digneris;
quatenus castris tuis inserti, ita tibi militando,
statum vitae praesentis percurrere valeant
ut bravium aeternae remunerationis, te donante, precipitano.
Per Christum Dominum nostrum. R. Amen.
Formula di professione (Vedere sopra C, 85).
Consegna dell’abito: Durante questo tempo, canto del salmo 23.
Consegna della regola e delle Costituzioni, con la formula:
Accipite nostrae familiae Regulam,
ut eam fideliter servando,
perfectam caritatem attingatis.
Preghiera universale.
Prima della comunione, i neo-
N.B. Si potrà anche, per amore di semplicità e per dare tutta la sua importanza alla professione perpetua, fare la professione temporanea al di fuori della Messa servendosi della semplice formula del nostro vecchio rituale pp. 5-
3. Professione solenne ( sempre durante la Messa)
N.B. Ritus professionis perpetuae peragitur separatim a reliquis professionis ritibus (Ordo Pr., 41).
La Messa è quella del giorno o quella prevista “in die professionis perpetuae religiosorum “.
Letture ut supra; né Credo né preghiera universale (ci sono le litanie).
La cerimonia della professione comincia dopo il Vangelo.
Appello nominali dei nuovi professi solenni.
Ciascuno risponde: Adsum.
Sup. Fratres dilectissimi,
quid petitis a Domino et ab ecclesia eius sancta?
Pr. Ut in Domini servitio ac vestra familia
usque ad mortem perseverare valeamus.
Tutti Deo gratias.
Omelia.
Interrogazione dei professi
Sup. Fratres dilectissimi,
iam per baptismum peccato mortui ac Domino sacrati, vultis perpetuae professionis titulo intimius Deo consecrari?
Pr. Volo.
Sup. Vultis, Dei adiuvante gratia,
eandem vitam perfectae castitatis, oboedientiae et paupertatis,
quam Christus Dominus eiusque Virgo Mater sibi elegerunt,
amplecti et in perpetuum servare?
Pr. Volo.
Sup. Vultis, Evangelium studiose sectantes
ac vestrae familiae regulam custodientes
ad perfectam caritatem erga Deum et proximum
constanter firmiterque contendere?
Pr. Volo.
Sup. Vultis, Sancti Spiritus subveniente munere,
in populi Dei servitium totam vitam generose impendere?
Pr. Volo.
Sup . Qui incepit in vobis opus bonum,
ipse perficiat in diem Christi Iesu.
Tutti: Amen.
Litanie
Sup. Oremus, fratres dilectissimi, Deum Patrem omnipotentem,
ut super hos famulos,
quos ad perfectam Christi sequelam vocavit,
benedictionis suae gratiam clementer effundat
eosque in sancto proposito benigna pietate confirmet.
Il diacono: Flectamus genua.
Kyrie, eleison. Kyrie, eleison.
Christe, eleison. Christe, eleison.
Kyrie, eleison. Kyrie, eleison.
Sancta Maria sine labe Concetta, ora pro nobis.
Sancte Michael,
Sancti Angeli Dei, orate pro nobis.
Sancte Ioannes Baptista,
Sancte Ioseph,
Sancti Petre et Paule, orate pro nobis.
Sancte Ioannes,
Sancti Stephane et Laurenti, orate pro nobis.
Sancta Agnes,
Sancte Antoni,
Sancte Basili,
Sancte Pater Augustine,
Sancte Benedicte,
Sancte Bernarde,
Sancti Francisce et Dominice, orate pro nobis.
Sancte Ignati de Loyola,
Sancte Claudi,
Sancte Carole et omnes santi Episcopi, orate pro nobis.
Omnes sancti Canonici Regulares, orate pro nobis.
Omnes sancti protectores Ordinis nostri, orate pro nobis.
Omnes sancti et sanctae Dei, orate pro nobis.
Propitius esto, libera nos, Domine.
Ab omni malo,
Ab omni peccato,
A morte perpetua,
Per incarnationem tuam,
Per mortem et resurrectionem tuam,
Per effusionem Spiritus Sancti.
Peccatores, te rogamus, audi nos.
Ut Ecclesiae vitam, famulorum oblatione et apostolatu, uberiorem praestare digneris,
Ut in famulo tuo Papa nostra N. ceterisque Episcopis Sancti Spiritus dona in dies ad augere digneris,
Ut religiosorum vitam et operam, ad humanae societatis profectum ordinare digneris,
Ut universos homines ad vitae christianae plenitudinem ducere digneris,
Ut in omnibus familiis tibi dicatis, Christi caritatem et Fundatorum spiritum conservare et augere digneris,
Ut omnes qui evangelica profitentur consilia operi Redemptionis plenius adsociare digneris,
Ut horum famulorum parentes pro munere quod tibi in dies conformare digneris.
Ut his famulis tuis perseverantiae virtutem donare digneris,
Ut hos famulos tuos, fratres nostros, benedicere, et sanctificare et consecrare digneris,
Iesu, fili Dei vivi,
Christe, audi nos (bis).
Christe, exaudi nos (bis).
Sup. Annue, quaesumus, Domine, precibus populi supplicantis
et caelesti gratia famolorum tuorum corda dispone, ut sacranda tibi pectora Sancti Spiritus ignis
ab omni culparum labe purificet
et caritatis ardore vehementer accendat.
Per Christum Dominum nostrum. R. Amen.
Il diacono: Levate.
Canto del:
Suspice me, Domine, secundum eloquium tuum et vivam;
et non confundas me ab exspectatione mea.
Professione.
Consacrazione dei professi.
Sui nuovi professi inginocchiati davanti a lui, il celebrante recita la preghiera seguente:
Deus, omnis sanctitatis fons et origo,
homines a te creatos ita dilexisti
ut divinae naturae consortes efficeres;
quod tuae bonitatis consilium
nec Adae peccatum extinguere
nec mundi crimina valuerunt mutare.
Etenim temporum primordiis
nobis Abelem praebuisti
innocentis conversationis exemplar;
ex dilecta autem Hebraeorum plebe
sanctos deinceps viros provide suscitasti
omnique virtute praeclaras mulieres,
in quibus Sion eminet Filia,
sanctissima semper Virgo Maria,
cuius de castis visceribus
Verbum tuum pro mundi salute incarnatum processit,
Iesus Christus Dominus noster.
Qui a Te, Pater, forma sanctitatis effectus,
ut nos ditaret se fecit egenum
servique vestem induit
ut nos redderet libertati.
Mysterio autem Paschali
ineffabili caritate redemit
suamque sanctificavit Ecclesiam,
cui a te, Domine, Spiritus dona promeruit.
Tu enim, voce suggerente Paracliti,
ad Christi sequelam
innumeros filios attraxisti
qui, relictis omnibus,
suavibus nexi vinculis caritatis,
tibi ferventi adhaererent animo
cunctisque fratribus deservirent.
Respice ergo, Domine, super hos famulos tuos,
quos superna providentia vocavisti,
et emitte in eos Spiritum sanctitatis
ut quod, te donante, laeti promiserunt
te adiuvante, fideles adimpleant.
Divini magistri exempla
studiose intueantur,
imitentur assidue.
Sit in eis, Domine,
intemerata castitas,
laeta paupertas,
oboedientia generosa.
Tibi humilitate complaceant,
submisso corde deserviant,
caritate ferventer adhaereant.
Sint in tribulatione patientes,
stabiles in fide,
spe gaudentes,
operantes amore.
Eorum conservatio Ecclesiam aedificet,
mundi salutem promoveat
ac bonorum caelestium
signum exsistat praeclarum.
Domine, sancte Pater, his famulis tuis
sis munimen ac regimen;
et cum ad Filii tui tribunal pervenerint,
sis merces et praemium;
ut devotionis suae munera adimplesse laetentur;
et in tua caritate firmati,
Sanctorum fruantur consortio
cum quibus perpetuum tibi honorem retribuant.
Per Christum Dominum nostrum. R. Amen.
Altra formula possibile ad libitum per la consacrazione dei professi: Cfr. Ordo Professionis n.143
Bacio della pace
Canto de l’Ecce quam bonum! Il bacio della pace prima della Comunione viene soppresso.
Formule speciali per le Preghiere Eucaristiche:
Preghiera n/ 1 “ Hanc igitur “ propria:
Hanc igitur oblationem servitutis nostrae,
sed et famulorum tuorum
quam tibi in die eorum professionis offerimus,
quaesumus, Domine, placatus accipe
et propitiatus sanctifica;
ut qui, te largiente, hodie vitam suam tibi dicarunt,
in Filii tui glorioso adventu
aeternae Paschae gaudio mereantur admitti.
Preghiera n/ 2: dopo le parole “ universo clero “ si aggiunga:
Recordare quoque, Domine, istorum fratrum,
qui hodie se tibi dicarunt perpetuo servitio,
et concede ut ad te semper corda mentesque erigant.
Nomenque tuum glorificent.
Preghiera n/ 3: dopo le parole “ populo acquisitionis tuae “, si aggiunga:
Confortare quoque in sancto proposito digneris
hos famulos tuos,
qui hodie sacris religionis vinculis
perpetuo tibi se devinxerunt,
et fac ut in Ecclesia tua
novam et aeternam vitam manifestent
Christi redemptione comparatam.
Preghiera n/ 4: da modificarsi :
... sed et totius cleri,
et istorum fratrum, qui professione religiosa hodie arctius consecrantur,
et offerentium, et circum astantium...
Dopo l’orazione che segue la Comunione, il celebrante può dire:
Deus, tanti operis effector et muneris,
superna gratia vos repleat,
ut vitae operibus et morum sanctitate
populum suum aedificetis. R. Amen.
Ipse divinae vos faciat caritatis apud omnes gentes testimonium et signum. R. Amen.
Quos ad perfectam Christi sequelam in terris vocare dignatus est,
in caelos tandem clementer excipiat. R. Amen.
Et vos homnes, qui his sacris adestis,
benedicat omnipotens Deus,
Pater, et Filius, a et Spiritus Sanctus. R. Amen.
XI. IL GOVERNO
1. Generalità
A. Precisazioni
129. Comunità locale.
Viene chiamato comunità locale l’insieme dei religiosi che vivono in una stessa casa o alla quale sono collegati.
130. Il Superiore.
a) Il titolo di “ Superiore ” non vuole assolutamente indicare una superiorità umana qualsiasi e nemmeno una superiorità spirituale, anche se questa è auspicabile. Designa semplicemente colui che ha ricevuto una responsabilità ed una parte di autorità tra i suoi fratelli.
b) Può, abitualmente essere sostituito da altri titoli, come “ Priore ”, “ Responsabile ”, ecc., secondo le preferenze, soprattutto se richiesto dalle abitudini locali.
131. Collegialità e Sussidiarietà.
a) Anche se le nostre Costituzioni non usano spesso le parole “ Collegialità e Sussidiarietà ” attraverso le quali il Concilio Vaticano II ha voluto esprimere lo spirito del governo nella Chiesa, esse tendono a incarnarne la realtà.
b) La chiamata alla partecipazione di tutti a ogni grado vuol tener conto della responsabilità che ogni membro ha nella vita, nel cammino e nella perfezione dell’insieme.
B. Le elezioni e i voti
I voti in generale
132. Definizione.
Le Costituzioni prevedono in alcuni casi il voto dei religiosi, sia per diverse elezioni, sia per le delibere all’interno del consiglio e dei capitoli.
133. Esigenze.
Qualunque sia il voto richiesto non può mai essere presupposto.
134. Significato dei voti.
a) L’esercizio del diritto di voto è per ogni religioso l’occasione di partecipare alla vita dell’Istituto indicando i suoi capi ed i suoi rappresentanti o presentando i suoi orientamenti.
b) Questo gesto suppone una presa di coscienza della responsabilità così assunta, e domanda di essere compiuto con la debita consapevolezza, l’eventuale aiuto di chiari consigli illuminanti e il ricorso allo Spirito Santo.
135. Segreto.
Il voto è in principio segreto al fine di proteggere la libertà di ognuno. Nei voti di delibera quando l’unanimità è evidente e sufficientemente esplicita, ci si può accontentare del consenso a voce. Tuttavia ogni membro dell’assemblea conserva il diritto di domandare il voto segreto.
136. Numero dei votanti.
a) Il quorum richiesto, due terzi degli elettori, si intende delle presenze richieste perché il voto sia valido e non dei voti espressi, perché un religioso presente ha sempre la facoltà di astenersi.
b) In caso di voto per corrispondenza una busta vuota equivale ad una presenza, dunque conta per il quorum.
137. Dovere del voto.
Ognuno ha il dovere di coscienza di prendere parte alla votazione quando è elettore, pur conservando la piena libertà di scelta (anche voto nullo o bianco).
138. Numero di voti.
a) Il numero di voti richiesti si calcola dal numero dei voti espressi. Un voto nullo o bianco è un voto espresso.
b) Secondo le costituzioni questo numero è proporzionato all’importanza di ciò per cui si vota, al fine di esigere un largo consenso per ciò che è più importante. Esse prevedono dunque i seguenti casi: i due terzi dei voti, e a maggioranza assoluta (metà dei voti + uno), la maggioranza relativa (quando si tratta di elezioni: colui che ha ottenuto più voti),
139. Scheda di voto.
La scheda di voto deve essere riempita correttamente e con precisione seguendo le indicazioni della circolare di annuncio o di convocazione. Se è riempita in maniera errata o riporta qualche aggiunta, fosse anche un segno grafico oltre a quello richiesto, è dichiarata nulla. Nulla ugualmente sarà considerata la scheda bianca, cioè senza risposta. Le schede nulle essendo considerate come dei voti espressi contano nel calcolo della percentuale dei voti.
140. Spoglio delle schede.
Lo spoglio deve sempre farsi in presenza di due testimoni che dovranno firmare il resoconto. I votanti hanno il diritto di conoscere il risultato del voto. Questo sarà loro comunicato.
141. Verbale della votazione.
Una relazione scritta della consultazione deve essere redatta, riportando lo svolgimento della stessa in base alle formalità e ai risultati, in seguito essere immediatamente trasmessa, con la documentazione giustificativa, all’autorità superiore quando sarà necessario.
Elezioni
142. Annuncio dell’elezione.
a) La circolare che annuncia una elezione deve determinare la o le elezioni da fare, richiamare i testi delle costituzioni e del direttorio a cui si riferisce, stabilire le date, data limite o periodi di esecuzione, dopo le quali nessun voto sarà preso in considerazione.
b) L’incarico di scrivere la circolare tocca al Superiore Generale ed al suo Consiglio e farla pervenire agli elettori, ma saranno gli animatori regionali, che potranno aggiungervi, se lo ritengono opportuno, precisazioni a carattere locale.
143. Convocazione dell’elezione.
Questa convocazione deve essere inviata dall’Animatore regionale, che sarà presidente del collegio elettorale, almeno due mesi prima, a tutti coloro che sono elettori o che lo saranno alla data delle elezioni.
144. Elettori.
Gli elettori, cioè quelli che hanno il diritto di esprimere il loro voto, sono indicati per ogni elezione dalle Costituzioni. Tutti i religiosi che non sono esclusi dal Diritto Generale o dalle Costituzioni, sono considerati elettori. Ogni termine generico utilizzato senza restrizione comprende tutte le categorie. Per esempio: se le Costituzioni dicono “ i Professi ”, questo comprende i professi a voti temporanei ed i professi a voti solenni (o perpetui), i professi chierici ed i professi laici.
145. Eleggibili.
Gli eleggibili si trovano ugualmente indicati per ogni caso dalle Costituzioni. Inviando l’avviso di convocazione si avrà cura di aggiungervi una lista completa degli eleggibili, tra i quali gli elettori potranno scegliere.
146. Se un religioso domanda la sua esclaustrazione, la sua dispensa dai voti o la sua riduzione allo stato laicale, perde il suo voto attivo e passivo da quando ne fa domanda. Lo stesso principio vale per i religiosi sottomessi alla procedura di rinvio o in caso di assenza di sei mesi, che il superiore maggiore giudica ingiustificata.
147. Esecuzione.
a) La modalità di esecuzione, quando si tratta di elezioni nei collegi regionali, dipenderà dalle situazioni locali.
b) L’elezione si farà normalmente con una riunione di tutti gli elettori, alla condizione che tutti abbiano la possibilità reale di spostarsi e di essere presenti.
c) In caso di difficoltà maggiore l’elezione potrà farsi ugualmente per corrispondenza. In questo caso, ogni elettore invia il suo voto per posta al presidente dell’elezione. La sua scheda di voto sarà contenuta nella busta bianca sigillata senza alcun indirizzo nè indicazione di provenienza, al fine di rispettare il segreto del voto. Questa busta viene messa in un’altra debitamente indirizzata al presidente di elezione e riportante il nome del mittente.
d) Dopo la data limite fissata, in presenza di due testimoni, il presidente fa lo spoglio, prima delle buste con gli indirizzi, per stabilire la lista dei votanti ed il quorum, poi delle buste bianche per sapere i risultati anonimi dello scrutinio.
148. Religiosi impossibilitati.
a) Un religioso impossibilitato a votare, non è dispensato dal voto.
b) Egli può votare per corrispondenza o designare per nome un delegato che voterà al suo posto.
c) La delega deve essere scritta e firmata da lui. Il documento sarà presentato al momento del voto al presidente di elezione che lo inserirà tra le carte giustificative.
d) Un religioso non può avere più di due deleghe.
149. Pluralità di scrutinio.
a) Quando un primo scrutinio non porta all’elezione si procede agli altri scrutini previsti dalle Costituzioni. In questo caso si fanno conoscere i risultati agli elettori e li si chiama ad un nuovo scrutinio secondo le modalità previste.
b) Tra uno scrutinio e l’altro sarà lasciata la facoltà di riflettere e di consultarsi.
c) Quando si tratta di uno scrutinio a maggioranza relativa di voti, in caso di parità di voti l’eletto sarà il più anziano di professione, e in caso di parità, il più anziano di età.
150. Risultato dello scrutinio.
a) Una volta raggiunto il risultato viene comunicato agli elettori.
b) L’accettazione della sua elezione da parte dell’eletto deve essere esplicita.
c) Se egli rifiuta si deve ricominciare l’elezione dall’inizio, ma l’eletto del voto precedente è rieleggibile.
d) In caso di assenza dell’eletto, il presidente del collegio elettorale lo avviserà immediatamente, domandandogli di rispondere nel termine previsto dal Diritto o dalle Costituzioni.
Cfr. Can. 177;C, 147d.
Elezioni dei Delegati al Capitolo Generale
151. Scrutinio unico.
a) Per l’elezione dei delegati al Capitolo Generale, un sistema particolare permette di fare l’elezione di tutti i delegati e dei loro supplenti in un solo scrutinio.
Cfr. C, 140.
b) Il supplente sostituirà il delegato se questi rifiuta o è impedito di andare al Capitolo.
Cfr. C, 141c.
152. Scheda.
a) Ogni scheda verrà dotata di una numerazione progressiva: 1, 2, 3, 4, ecc., secondo il numero dei candidati da designare ( delegati e supplenti ). Per un delegato occorrono due nominativi: 1, 2; per due delegati, ne occorreranno 4: 1, 2, 3, 4.
Accanto ad ogni numero l’elettore scriverà in stampatello e secondo la lista degli eleggibili, la preferenza. A ciascun nominativo verrà assegnato un coefficiente che risulterà inverso rispetto a quello degli stessi nominativi da scegliere . Nel caso necessitino quattro nominativi (due delegati e due supplenti), il primo della lista avrà 4 come coefficiente, tre il secondo, ecc.
Scheda dei delegati al Capitolo Generale
1. primo delegato (coefficiente 4) NOME
2. secondo delegato (coefficiente 3) NOME
3. terzo delegato (coefficiente 2) NOME
4. quarto delegato (coefficiente 1) NOME
b) Nel caso che il presidente del seggio ritenga opportuno che la preferenza venga espressa con un numero, dovrà farne chiara menzione nella lettera di convocazione e parimenti fornire gli elettori di una lista degli eleggibili con un differente numero accanto ai rispettivi nominativi.
153. Spoglio delle schede.
a) Nell’effettuare lo spoglio delle schede si terrà conto dei candidati prescelti, del posto che occupano, e del rispettivo coefficiente. Ciò porterà al numero complessivo delle preferenze ottenute da ciascun candidato. Risulteranno eletti coloro che avranno ottenuto il numero maggiore di consensi.
Primoesempio(................................................................................seguonoesemplificazioni.......................................................................................................)
d) In un tale sistema a turno unico si richiede:
_ per la validità della votazione un quorum di 2/3 degli elettori
( Cf. D, 136 );
_ e per l’acquisizione del risultato che i 2/3 delle preferenze espresse non risultino nulle o bianche
Voti deliberativi
154. Oggetto della delibera
a) Nei voti deliberativi, sia in un Consiglio generale che in un Capitolo generale, si richiede che l’enunciato prima di passare a votazione venga formulato per iscritto in modo chiaro e letto dal segretario .
b) Deve trattare un solo argomento o più argomenti ma solo se strettamente congiunti. In caso di più argomenti scindibili, ciascuno singolarmente deve essere sottoposto a votazione.
155. Tempo per la riflessione
In linea di principio i votanti abbiano in anticipo le proposizioni soggette a votazione. È loro diritto chiedere un momento di riflessione prima che si passi al voto.
156. Validità e risultato della votazione
a) Perchè una votazione sia valida si richiede il quorum delle presenze previsto dalle Costituzioni e dal Direttorio. Una proposizione si ritiene approvata solo quando si è raggiunta la percentuale richiesta dei voti.
b) In caso di parità, spetta al Superiore Generale, il cui voto vale doppio, esprimere la propria posizione e orientare la decisione in un senso o nell’altro.
157. dibattito preliminare
Prima della votazione tutti i partecipanti possono chiedere, qualora ciò non sia stato fatto, che si proceda ad un pubblico dibattito. Ciascuno può, anzi deve esprimere argomentazioni pro o contro su quanto è oggetto di discussione.
158. Altri scrutini
In caso di scrutinio negativo, gli aventi diritto al voto possono chiedere che si passi ad un secondo e anche ad un terzo scrutinio riguardo alla stessa proposizione; dopo di che, il risultato, sia esso negativo o positivo, rimane immutato.
Voti consultivi
159. Al Capitolo
Il Capitolo generale può chiedere ai suoi membri, se lo consentono, delle votazioni consultive su una questione o su un’altra questione. Non si tratta di prendere una decisione, ma di un semplice sondaggio di opinione.
160. dai Superiori
Parimenti, in alcuni casi e per conoscere eventuali orientamenti dei religiosi su di una specifica questione, il Superiore Generale e il suo Consiglio, l’Animatore regionale o il superiore locale possono chiedere alla comunità di esprimersi con voto consultivo.
161. “Voto consultivo “
Quando nelle Costituzioni, per i Consigli o i Capitoli, si fa riferimento a delle presenze con “voto consultivo”, ciò sta ad indicare che viene loro richiesto semplicemente un parere, senza partecipazione al voto che, solo, è deliberativo.
Ratifica
162. a) La ratifica di una elezione o di una decisione si ha con la sottomissione del resoconto della votazione o della deliberazione all’autorità superiore a cui solo spetta la decisione in merito alla legittimità, alla validità, al rispetto delle procedure prescritte.
b) Con il suo assenso, l’autorità superiore approva l’elezione o la decisione. Solo in caso grave può decidere che si passi ad ulteriore votazione o nuova delibera.
C AMMINISTRAZIONE DELLE FINANZE
163. Comunione dei beni
a) Affinchè la povertà, di cui si è fatta professione, sia vera e realmente vissuta, ogni religioso, deve mettere in comune quanto frutto di guadagno (compensi, stipendi, congrua, ecc.).
Noi viviamo non con quanto possiamo ricevere in un modo o nell’altro, ma con quello che la Comunità ci offre.
b) Quanto condiviso richiede di essere amministrato in modo coscienzioso e scrupoloso anche più di quanto non si faccia per un bene personale: qualunque spreco, qualunque perdita dello stesso si ripercuote sulla sicurezza, i mezzi di sussistenza, le possibilità di lavoro che la comunità deve equamente offrire a ogni suo membro.
164. Amministrazioni distinte
Qualora venga concessa ai religiosi o alle comunità locali la gestione e l’amministrazione di quanto proprio di organismi o di opere a loro affidate, questi stessi mettano la massima cura nel tenere chiaramente distinta tale amministrazione da ciò che appartiene alla Comunità. Evitando così il rischio di grande confusione che, in un caso o nell’altro, spesso arrecherebbe offesa alla giustizia
cf. C 100 e
Gli Economi
165. Nomina
a) L’Economo generale, come previsto dalle Costituzioni, viene nominato dal Superiore Generale e dal suo Consiglio.
cf. C 120 a 2
b) Nelle comunità locali, il religioso ritenuto più idoneo sarà chiamato ad assolvere tale compito per la comunità. Per quanto possibile tale religioso non sia il Superiore, soprattutto nel caso che questi abbia già l’amministrazione della parrocchia o dell’opera affidata alla Congregazione.
c) Anche la Comunità regionale avrà un suo economo, la cui nomina spetta all’Animatore regionale.
cf. C, 107 e
166. Collaborazione
La gestione delle finanze spetta agli economi designati. Per le questioni di carattere economico e per la contabilità questi possono avvalersi dei suggerimenti autorevoli di persone competenti e possono ricorrere, se lo riterranno opportuno, all’aiuto di ragionieri per la tenuta dei libri, l’amministrazione e la gestione dei beni.
167. Autorità del Superiore
Ma dipenderanno, nell’esercizio del loro dovere, dal loro rispettivo superiore al quale ogni sei mesi presenteranno i propri libri dei conti, i bilanci, gli estratti conto e allo stesso renderanno conto delle entrate, delle spese e dei versamenti con le rispettive ricevute e con lui si consiglieranno per le operazioni finanziarie di un certo rilievo.
168. Deposito delle firme
Quando trattano con organismi per cui è richiesta la firma depositata ( banca, conti correnti postali, ecc. ), specialmente se la legislazione del paese non riconosce la personalità morale delle comunità religiose e per questo gli economi sono obbligati a trattare a titolo personale, dovranno depositare almeno una seconda firma con pieni poteri. Preferibilmente quella del Superiore o, se non è possibile, quella di un confratello.
169. Amministrazione in gestione
Se i beni della Comunità sono in mano ad una Associazione, una Società, una Compagnia, gli economi devono vigilare che tali organismi siano muniti di statuto legale ed esplichino tutti gli obblighi legali concernenti (Assemblee, deliberazioni, dichiarazioni, ecc.).
Amministrazione dei beni immobili.
E’ bene che l’amministrazione dei beni immobili venga gestita separatamente da quella dei beni mobili.
170. Titoli di proprietà
a) Per quanto riguarda i beni ( stabili, terreni, attrezzature, mobilio, ecc...) la prima preoccupazione dell’amministratore è quella di dotarsi di documentazione sui titoli di proprietà, di atti giustificativi sui diritti di proprietà, di possesso e usufrutto dei beni della comunità.
Tale documentazione conterrà gli atti autentici o almeno le copie degli atti d’acquisto, di donazione pura e semplice, a vitalizio, per testamento, ecc. Se non si è in possesso di tali titoli si faccia tutto il possibile per procurarli.
Bisognerà aggiungervi le mappe, estratti catastali, ecc.
Insieme ai titoli di proprietà si inseriscano quelli di possesso o di usufrutto ( affitti, contratti di affitto, accordi, ecc.)
b) Se tali titoli sono a nome di una terza persona o di un religioso, secondo la legislazione della nazione, si dovrà ugualmente essere in possesso di carta bianca sottoscritta necessaria alla trasmissione della proprietà.
c) Se tali titoli sono a nome di una Società, di una Associazione, di una Corporazione sarà compito degli economi badare che la Comunità abbia all’interno di tali organismi la maggioranza (delle Azioni).
d) Sarà di grande utilità possedere e aggiornare un inventario di beni immobili (mobilio, biancheria, stoviglie, attrezzature, biblioteca, ecc.). Ciò sarà necessario nel caso che la Comunità occupi dei locali dove è riposto del materiale appartenente ad una Parrocchia o ad una Associazione.
171. Amministrazione
E’ norma che i beni posseduti vengano amministrati con cura.
a) L’Economo si preoccuperà di assicurare adeguatamente le proprietà, con contratti sempre validi (cioè non scaduti) e pagarne regolarmente il premio.
b) Penserà a pagare regolarmente le imposte che gravano eventualmente su tali beni.
c) Sarà suo compito, inoltre, badare alla manutenzione dei beni, soprattutto quelli immobili, in modo da salvaguardarne il valore e il loro utilizzo.
d) Nulla impedisce che, qualora lo si ritenga necessario, tale amministrazione venga affidata ad una terza persona competente. Sta all’Economo, in tal caso, seguirne e controllarne tale gestione.
172. Rendite
a) Se tali beni producono dei redditi a seguito di affitti, utilizzi vari, prestiti, ciò non venga trascurato,
b) In tali casi, si ha interesse nel procedere in modo preciso [scritto] e conforme a legge, oltre che nel conservare accuratamente i documenti relativi agli accordi presi.
c) Tali redditi saranno regolarmente riportati sul libro dei conti, e trasferiti secondo le destinazioni definite dall’autorità superiore locale, regionale, o generale.
173. Acquisti e vendite
Nell’acquisto di nuovi beni o nella alienazione di beni acquisiti, sempre verrà chiesta l’autorizzazione al Superiore; e qualora si tratti di transazioni importanti, sarà consultato l’Economo generale e la decisione è di competenza del Superiore Generale.
174. Copia di titoli
E’ bene che l’Economo generale sia in possesso di una copia dei titoli di proprietà, o almeno dell’elenco dei beni posseduti dalle comunità locali e dalle Comunità regionali.
Amministrazione dei beni mobili
175. Le Casse
a) Gli Economi, oltre ai beni immobili, si occuperanno anche dell’amministrazione di quelli mobili.
All’Economo generale spetta l’amministrazione dei beni della Cassa centrale dell’Istituto.
L’economo regionale parimenti avrà una cassa regionale e l’economo locale si occuperà della cassa locale della sua Comunità.
b) In Cassa sono versate, per la condivisione, le entrate in denaro che provengono da religiosi, da doni, da offerte, o da entrate varie. La Cassa provvede al pagamento delle diverse spese effettuate dalla comunità o dai suoi membri.
c) Si badi bene di non conservare in casa grandi somme in denaro. Dovunque possibile, il denaro della Comunità sarà depositato, al sicuro, in banca o su conti-
d) Conti correnti bancari o altri saranno sempre, se possibile, intestati alla Comunità o all’Economo. Si osservi quanto scritto al n. 172 in riferimento al deposito delle firme.
176. Distinzione di Casse
I religiosi che hanno l’autorizzazione di avere conti personali delle opere specifiche da loro gestite, avranno cura di non versare in tali conti nessun fondo della Comunità. La prudenza vuole che costoro prendano, per tali conti personali, le stesse precauzioni per il deposito delle firme come per i beni della Comunità.
177. Libri di contabilità
a) Gli Economi riporteranno con cura sui libri contabili tutte le entrate e le uscite, in dettaglio, con le date, le somme, e riportandole sotto l’apposita colonna, in modo che si possa facilmente procedere al totale delle entrate e delle uscite
b) E’ buona consuetudine che nelle Comunità locali, ogni fine mese si proceda ad una verifica di cassa non appena i religiosi abbiano fatto pervenire all’economo i conti personali.
Si addizionino le somme del mese: si otterrà, così, il totale delle entrate e delle uscite; alla differenza si aggiunga il saldo attivo o passivo dell’inizio mese e si otterrà il nuovo saldo da verificarsi con il denaro sul conto più quello in mano.
All’occorrenza si provveda ad una pagina riassuntiva del libro di contabilità dove poter riportare i totali delle entrate e delle uscite per avere una visione d’insieme dei movimenti di cassa.
c) E’ opportuno che nella stesura dei libri dei conti si conservino le stesse voci e suddivisioni date dall’Economo generale con la stessa numerazione.
Cf. Allegato D.
178. Pezze giustificative
a) Gli economi con cura provvederanno alla raccolta dei documenti contabili ( fatture, ricevute, ecc. ) in modo da giustificare le spese.
b) I religiosi allegheranno tali ricevute al loro resoconto mensile così da giustificare l’una o l’altra spesa.
c) Gli Economi locali e regionali come pure l’Economo generale, baderanno a classificare tale documentazione in ordine cronologico e la conserveranno con debita cura.
179. Distinta dei conti
Le distinte dei conti impostate secondo il fac-
180. Versamenti
a) Ciascun religioso, regolarmente, ogni mese presenterà i suoi conti, versando all’Economo il denaro rimasto, conservando per sé quello per spese correnti.
Ogni Economo locale farà pervenire ogni semestre i conti all’Animatore regionale, in duplice copia, con il versamento richiesto, come stabilito dal Consiglio generale.
Ogni Economo regionale o Animatore regionale manderà ogni semestre all’Economo generale una copia dei conti semestrali delle case e il resoconto regionale con il totale dei versamenti da effettuare alla Cassa centrale.
b) La quota da versare alla Cassa regionale e a quella centrale da parte delle singole case e religiosi sarà fissata dal Superiore Generale e dal suo Consiglio.
c) E’ bene che ogni casa abbia un fondo cassa da determinarsi in base al genere di vita e al lavoro della Comunità.
Parimenti ogni religioso avrà a sua disposizione una debita somma in denaro per le spese correnti autorizzate senza, così, ricorrere ripetutamente all’Economo.
181. Investimenti
I fondi potranno essere depositati presso le Casse di Risparmio, banche, o piazzate in titoli, azioni o obbligazioni.
Tuttavia, non si devono impiegare i fondi in speculazioni finanziarie e il tasso d’interesse del loro piazzamento non sia superiore a quello medio del momento.
Tutte le operazioni di carattere finanziario si effettueranno in perfetto accordo con i Superiori e col consiglio di persone qualificate.
Gli investimenti richiedono una vigile attenzione da parte degli Economi.
182. Spese autorizzate
a) Spese di un certo rilievo che pesino sulle Casse delle Comunità devono essere sottomesse all’approvazione del Superiore Generale e del suo Consiglio.
b) Per spesa importante si intende una spesa superiore al tetto stabilito periodicamente dal Superiore Generale e il suo Consiglio.
c) Ogni spesa, anche inferiore a tale importo, ma priva di copertura, richiede l’autorizzazione da parte del Superiore Generale e del suo Consiglio, salvo che tale debito sia solo momentaneo e estinguibile con sicure entrate dei mesi a seguire.
d) Ogni spesa con ipoteca su un bene della Comunità richiede parimenti l’autorizzazione del Superiore Generale e del suo Consiglio
Beni dei religiosi
183. a) L’Economo generale potrebbe avere, tra le sue funzioni, quella di conservare e amministrare, in alcuni casi, i beni personali dei religiosi a voti semplici affidati alla Congregazione.
b) Amministrerà i beni così affidati in modo tale da tutelarne la proprietà iniziale e utilizzando le rendite secondo le disposizioni date dai religiosi.
c) Avrà anche in custodia diretta o indiretta i testamenti fatti dai religiosi.
2. IL GOVERNO DELL’ ISTITUTO
A) Le Comunità locali
184. Numero dei religiosi
a) Perché si possa vivere una vita comune autentica e stabile si richiede un minimo di tre persone. È auspicabile, quando possibile, di superarlo, per un maggior apporto di ricchezza umana e spirituale per la comunità. Tuttavia il numero sia adeguato all’attività pastorale e alle risorse economiche.
Cf. C, 96 c.
b) In casi particolari non si esclude che la comunità possa essere costituita da due membri. I fratelli delle altre comunità con visite e incontri frequenti porteranno a questa comunità ridotta il supporto necessario alla vita comune.
185. Religiosi distaccati
a) Nelle Costituzioni sono contemplati i casi sempre dolorosi, in cui, per malattia, per vecchiaia, per difficoltà particolari e anche per necessità di lavoro, un religioso deve vivere solo. Ogni qual volta possibile, si cercherà di inserirlo in una comunità di vita religiosa o sacerdotale. Comunque sia, la Comunità regionale dovrà prendersene particolarmente cura. Associarlo ad una casa o attribuirgli una residenza, non è semplice formalità, ma un farlo presente all’attenzione e alla sollecitudine di alcuni confratelli, a cui starà a cuore inserirlo nella loro vita comune. Non si tratta dunque di un “isolato” ma di un “distaccato”.
Cf. C, 97
b) Tuttavia, senza voler minimamente intaccare i legami fraterni che devono continuare a tenere uniti i religiosi distaccati alla loro Comunità locale o regionale, si preferirà, soprattutto se i religiosi distaccati vivono al di fuori della regione o addirittura al di fuori delle regioni dove è presente la Comunità, farli dipendere direttamente dall’autorità del Superiore Generale.
186. Casa della Comunità locale
a) Il primo segno concreto della Comunità locale è la casa comune. Si eviti di chiamarla con il nome di “monastero” o “convento”.
b) La casa comune è quella in cui tutti si riuniscono per la preghiera, i pasti, momenti di distensione in comune, quella, inoltre, nella quale ciascuno ha a propria disposizione i mezzi per vivere e per lavorare richiesti dall’essere in comune come dalle responsabilità specifiche di ognuno.
c) La casa comune avrà dunque una sistemazione e una organizzazione conforme alla sua specifica finalità, che è quella di rendere possibile e piacevole una vita veramente comune e insieme sufficientemente personale.
187. Incontri periodici
a) Incontri periodici e regolari, per ritrovarsi tutti insieme lontano da ogni distrazione, sono indispensabili per pervenire ad una unità di pensiero, di vita e d’azione.
b) Dovranno essere frequenti, possibilmente bimestrali e implicare un momento di preghiera o di approfondimento comune.
c) La loro buona riuscita dipenderà dal grado d’impegno messo nel prepararli.
d) È bene stendere un resoconto sui punti più significativi insieme dibattuti.
188. Accoglienza
La Comunità si preoccuperà anche della sua irradiazione. Per questo sarà ospitale, saprà accogliere nell’amicizia, si manifesterà premurosa e attenta verso coloro che domandano di condividere momentaneamente la stessa vita, soprattutto, se si tratta di confratelli nel sacerdozio.
B. I Superiori locali
189. Consultazioni delle Comunità
La consultazione delle Comunità interessate, sia religiose che parrocchiali, sembra una necessità oggi più che mai richiesta, data la psicologia odierna. Ciò comporta, per quanto possibile, che il candidato sia gradito da coloro che gli verranno affidati. Un tale apprezzamento dovrà, se necessario, essere suscitato in costoro: il modo per pervenirvi sarà suggerito dalle circostanze concrete.
190. Armonizzazione dei compiti
Quando la Comunità locale ha la responsabilità di una parrocchia o di una istituzione, ci si auspica fortemente che il Superiore della Comunità assuma nello stesso tempo l’incarico di parroco e di direttore dell’Istituto così da facilitare un’unità di vita e di lavoro. Tuttavia in alcune circostanze particolari non si esclude il contrario. Nel qual caso, il Superiore deve prestare molta attenzione nel rispettare i bisogni propri dell’attività parrocchiale o dell’Istituzione, e altrettanto devono fare i responsabili di queste nei confronti delle esigenze della vita religiosa. A ciò si arriverà solo se si è costantemente alla ricerca di un accordo tra le rispettive responsabilità ugualmente importanti.
Cf. C, 99 c.
191. Distensione
a) Il Superiore si preoccupi che ogni religioso si prenda momenti di distensione ; ma il riposo preso insieme, quando possibile -
b) Il Superiore farà in modo che gli amici dell’uno diventino quelli di tutti, e che i benefattori si rendano conto di trovarsi davanti ad una comunità e non ad un singolo.
192. Unione con l’Animatore regionale
a) Il primo legame da stabilire perché la comunità locale partecipi alla vita della Comunità regionale e dell’Istituto tutto, è quello tra il superiore locale e l’Animatore regionale. Deve essere un legame stretto di mutuo scambio sia per corrispondenza che per telefono, come con visite o incontri.
b) L’Animatore regionale non è mai un estraneo; in ogni Comunità locale ha sempre il suo ruolo.
C. Comunità regionali
193. Religiosi in missione
Su proposta dell’Animatore regionale, alcuni religiosi possono essere mandati dal Superiore Generale e dal suo Consiglio a lavorare insieme in un’altra nazione. Colà costituiscono una comunità locale alle strette dipendenze dalla rispettiva Comunità regionale di origine, alla quale continuano ad appartenere.
194. Struttura della Comunità
a) Perché si costituisca una Comunità regionale è richiesto normalmente un minimo di dodici religiosi che vivono in comunità locali.
b) Tra due Capitoli generali, il Superiore Generale e il suo Consiglio, dopo aver consultato il Consiglio generale allargato, potranno apportarvi delle modifiche rese necessarie da nuove circostanze.
195. Residenza dell’Animatore regionale
L’Animatore regionale che risiede sul posto è in grado di conoscere meglio di altri i concreti bisogni della Comunità regionale.
196. Autonomia e unità
Il formarsi in Comunità regionali e territoriali non costituisce pericolo alcuno per l’unità dell’Istituto. Anzi, ancor più degli altri, il Superiore Generale , il suo Consiglio e gli Animatori regionali ne sono i custodi e gli artefici con frequenti contatti.
D. Gli Animatori regionali
197. Scelta
a) Quando la Comunità regionale si riunisce per procedere all’elezione dei delegati al Capitolo, approfitterà di tale occasione per uno scambio di vedute franco e sereno riguardo al futuro Animatore regionale.
b) A tale consultazione prenderanno parte tutti i religiosi, anche quelli a voti temporanei.
c) A seguito di tale consultazione stabiliranno una lista di nomi che l’Animatore farà pervenire al Superiore Generale; oppure ogni religioso inoltrerà direttamente allo stesso i propri suggerimenti
198. Riunioni delle comunità locali.
a) Si consiglia vivamente un incontro annuale di tutti i religiosi di una stessa Comunità regionale, come anche di tutti i superiori locali. Se non è possibile, l’Animatore regionale abbia allora la preoccupazione di avere singoli incontri con le diverse comunità.
Cf. C, 107 a
b) Tali incontri siano caratterizzati sempre dalla preghiera comune, da una crescita dello spirito fraterno, come da scambi di vedute su un argomento o un altro della vita religiosa o dell’attività pastorale.
c) Si consiglia fortemente che un resoconto su tali incontri venga fatto pervenire al Superiore Generale, a tutti i rappresentanti del Consiglio e ai responsabili degli Uffici Generali ( v.g. Economo generale ).
199. Visite.
Le visite alle comunità locali devono avvenire con regolarità, devono essere previste, preparate, fatte in spirito di amicizia e siano costruttive ed efficaci. L’Animatore regionale visiterà almeno una volta all’anno le Comunità locali e i religiosi soli nel suo territorio.
200. Partecipazione.
Per ottenere la partecipazione di tutti è necessaria una volontà determinata alla condivisione, allo scambio, nonché alla paziente persuasione, in modo che le decisioni e gli orientamenti siano desiderati e voluti ancor prima di diventare operativi.
201. L’articolo 107 h delle Costituzioni indica un minimo. La semplice buona educazione vuole che si risponda al più presto alle lettere del Superiore Generale.
E. Il Consiglio generale
202. Riunioni.
a) Come previsto dall’articolo 118 b delle Costituzioni, il Consiglio generale si riunirà almeno una volta all’anno. Non si dovrà affatto venir meno a questa riunione annuale, quando lo spostarsi è possibile.
b) Nel caso in cui il voto consultivo è fatto pervenire per lettera o comunicato per telefono, il resoconto delle risposte date dai consiglieri sarà stilato dal Segretario generale, inserito nel verbale del Consiglio generale e comunicato a ciascuno.
Cf. C, 119 d.
F. Consiglio generale allargato
203. a) Spetta al Superiore Generale e al suo Consiglio nella Lettera di convocazione a tutti i membri di diritto, fatta pervenire con sei mesi di anticipo, di comunicare loro l’ordine del giorno scrupolosamente preparato.
b) Nel caso che l’Animatore regionale si trovi nella impossibilità di partecipare ai lavori del Consiglio generale allargato, deve delegare, in sua sostituzione, un religioso personalmente scelto, che sarà preferibilmente un membro della Comunità regionale.
c) Il religioso delegato dovrà, con una relazione, documentare l’Animatore assente sui lavori del Consiglio generale allargato.
G. Uffici Generali
204. Procuratore Generale
Ogni religioso è del tutto libero di scrivere direttamente alla Santa Sede.
La via ordinaria resta, tuttavia, quella del Procuratore Generale, che è a disposizione di tutti e di ciascuno.
Cf. C, 129
H. I Capitoli Generali
205. Ordine del giorno
a) Il Superiore Generale e il suo Consiglio fisseranno un ordine del giorno dove saranno elencati con precisione i punti da trattare, le decisioni che il Capitolo sarà chiamato a prendere. Tale ordine del giorno verrà comunicato ai religiosi con una circolare di convocazione al Capitolo come richiesto da C, 135 b.
b) Il Capitolo, una volta convocato, ha naturalmente la facoltà di accettare l’ordine del giorno proposto, di aggiungervi o togliervi, attraverso votazione, ciò che ritiene opportuno così trattare.
206. Presidenza
a) Normalmente, come previsto in C, 142 e 148 spetta al Superiore Generale in carica o al nuovo eletto presiedere al Capitolo e dirigerne i dibattiti.
b) Il Capitolo può tuttavia eleggere al proprio interno, a maggioranza assoluta, un moderatore capace di prendere il posto del Superiore Generale, ma esclusivamente in caso di assenza o di impedimento dello stesso oppure nel caso che questi voglia intervenire più liberamente nei dibattiti.
ALLEGATO
A. CERIMONIA DI INSEDIAMENTO DEL NUOVO
SUPERIORE GENERALE
Come indicato dall’art. 114 delle Costituzioni e 216 a del Direttorio Generale, dopo l’elezione del Superiore Generale deve svolgersi una cerimonia con cui sottolineare la sua entrata in carica e permettere a tutti i membri del Capitolo, nonché della casa in cui si è svolta l’elezione, di esprimere la loro obbedienza.
Tale cerimonia, nei riti e nelle formule, dovrà essere segno dell’unità nella carità secondo lo spirito agostiniano della nostra regola e il fondamento evangelico della nostra comunità.
Questa fornirà al nuovo Superiore Generale l’opportunità di esporre il modo secondo cui intende esercitare l’autorità conferitagli dal Capitolo e per i religiosi il momento in cui manifestare la comunione religiosa da viversi con l’autorità esercitata secondo tale spirito.
Il modo migliore per uno svolgimento appropriato di tale cerimonia sarà l’inserirla in una santa Messa concelebrata, con la scelta di due o tre letture tra quelle sotto suggerite. Durante tale cerimonia il nuovo Superiore Generale terrà l’omelia, concedendo l’opportunità, se lo ritiene, all’uno o all’altro dei concelebranti di esprimere l’auspicio di tutta la comunità. Si farà la preghiera universale ispirata alla circostanza; ed è bene che, prima della distribuzione del Pane e del Vino, il celebrante scambi direttamente con ciascuno dei concelebranti l’abbraccio di pace.
Ci si potrebbe limitare ad una semplice celebrazione della Parola, con l’abbraccio di pace prima della preghiera conclusiva, il che non esclude, nel caso si attenda l’arrivo di qualcuno, che una concelebrazione abbia luogo nei giorni seguenti.
Nella concelebrazione si reciterà il credo come previsto dal Codice
(Can. 833 § 8)
Testi proposti
A. LETTURE
Antico Testamento
Pr 2, 1-
Pr 4, 7-
Ez 34, 11-
Ps 22, Tema del pastore
Scritti degli Apostoli
Atti 2, 1-
I P 5, 1-
Rm 12, 3-
Ebr 4, 17; 11,13 L’unità nella diversità
Col 3,12-
I Tes 2, 4-
Ebr 13, 1-
Vangelo
Mt 23, 8.12 Tema del servizio
Mc 10, 25-
Lc 12, 35-
Giov 13, 1-
Giov 10, 11-
Giov 21, 15-
B. SALMI RESPONSORIALI
Salmi
Sal. 1 con il ritornello Sal. 39, 5 a
Sal. 33 con il ritornello Sal. 33, 12
Sal. 21 con il ritornello Sal. 91, 2 a
Alleluia
Mt 23, 9a -
Giov 15, 4 -
Giov 12, 26
Col 3, 15
C. PREGHIERE
Dal Messale Romano:
Missae et orationes ad diversa
n. 3 “ Pro episcopo “, sostituendo le parole “ plebs “ o “ Ecclesia “ con “ Congregatio nostra “,
n. 10 Pro religiosis.
n. 11 Pro vocationibus religiosis
con il prefazio per la professione religiosa,
n. 13 “ Pro unitate “, con il prefazio proprio,
n. 41 “Ad postulandam caritatem “,
n. 42 “ Pro concordia fovenda “.
Missae votivae
n. 7 “ De Spiritu Sacto “, con il prefazio proprio della messa B.
Orationes super populum
n. 2, 15, 19, 20, 22, 23.
Benedictiones sollemnes
n. 11, 12, 14, 18.
B. L’ORDINE GERARCHICO
Può sembrare superfluo stabilire l’ordine gerarchico in una Comunità di fratelli. È tuttavia utile e anche necessario (Mt 20, 24-
L’ordine normale è dunque questo:
1. Il Superiore Generale
2. Il Vicario generale
3. Il Visitatore delegato “ ad tempus “ nel luogo e nel tempo della sua visita
4. Il Superiore locale
5. Gli anziani Superiori generali
6. I Consiglieri
7. Gli Animatori regionali
8. Il sostituto del Superiore locale
9. Secondo l’ordine di professione:
l’Economo generale
il Segretario generale
il Procuratore generale
il Maestro dei novizi, nella rispettiva casa
il Maestro degli studenti, nella rispettiva casa
10. I Preti, secondo l’anno di ordinazione
11. Gli altri Religiosi, secondo la data della prima professione
12. I Novizi
13. I Postulanti.
C. SCHEMA DEL RAPPORTO ANNUALE
DELL’ANIMATORE REGIONALE
Tale schema sul rapporto annuale dell’Animatore regionale vuole essere un aiuto nell’ordinare le eventuali informazioni che questi deve inviare ogni anno. Non è dunque che una guida o un pro-
Cfr. C, 107 h.
I -
A. Superiori e religiosi (aspetti umani, spirituali, pastorali ecc.).
B. Amici e benefattori.
II -
A. Loro situazione comunitaria: successi, difficoltà, insuccessi.
Comunità di vita (unità fraterna).
Comunità di preghiera.
Comunità di lavoro.
B. Loro situazione apostolica:
Il ministero.
L’educazione.
C. Loro inserimento materiale:
Nella comunità:
relazione con l’Animatore regionale.
incidenza delle direttive locali, regionali, generali.
Nella diocesi:
Rapporti con i Vescovi.
Rapporti con il clero locale.
Nel paese:
Rapporti con le autorità:
Religiose (Partecipazione alla vita del luogo). (altre comunità).
Civili.
D. Fondazioni, soppressioni, cambiamenti.
III. Compiti propri dell’Animatore regionale
A. Compiti interni:
La visita alle case, ai religiosi distaccati.
Le relazioni con i superiori locali.
Gli incontri regionali, incontri e feste celebrate in comune, ritiri, riunioni
B. Compiti esterni:
Rapporti con i rispettivi Vescovi delle nostre case.
Rapporti con le autorità del paese:
Conferenze episcopali,
Conferenze dei religiosi,
Autorità civili.
IV. Resoconto amministrativo
A. I documenti importanti:
Contratti, affitti, acquisti, vendite.
Le copie da inviare all’Amministrazione centrale.
B. L’amministrazione finanziaria:
Gestione dei beni.
Bilancio finanziario.
Versamenti:
delle case alla Cassa regionale,
della Cassa regionale alla Cassa centrale.
D. VOCI COMUNI DELLE DISTINTE
E DEI LIBRI DI CONTABILITÀ'
Per chiarire e semplificare il lavoro amministrativo delle diverse comunità, come per facilitare il lavoro di controllo e di riepilogo degli economi, si faccia in modo di usare nella stesura del resoconto delle finanze le stesse voci per le entrate e le uscite.
Lo schema che segue presenta un elenco con un numero d’ordine da rispettare e riportare in tutti i conti. Verranno aggiunte eventualmente voci straordinarie mancanti.
L’Economo generale metterà a disposizione degli Economi regionali delle distinte dei conti e ogni religioso si servirà delle stesse distinte fornitegli dal proprio economo. In modo tale che il resoconto dei religiosi al loro superiore locale e quello semestrale degli Economi locali all’Economo regionale come quello degli Economi regionali all’Economo generale seguano uno stesso schema.
DISTINTA DEI CONTI C.R.I.C.
mensili mese di
semestrali da a
Entrate
1. Messe
2. Stipendi
3. Congrua -
4. Cappellanie
5. Lavori extra (Prediche, lezioni, conferenze, ritiri, ecc.)
6. Affitti immobili
7. Interessi
8. Offerte
9. Ospitalità
10. Vendita di
....................................................................
....................................................................
....................................................................
Ricevuto dalla Cassa Regionale
Ricevuto dalla Cassa Centrale
TOTALE
Pensioni
Prestiti ottenuti nel semestre ( o mese )
Rimborso prestiti fatti
TOTALE
Verifica
+ Cassa inizio semestre ( o mese)
= Somme uguali
DISTINTA DEI CONTI C.R.I.C.
Casa ........................................................
Regione ........................................................
Uscite
1. Vitto, ospitalità
2. Medicine
3. Orto, giardino, animali da cortile
4. Abbigliamento, bucato
5. Acqua, luce, riscaldamento
6. Mobilio, casalinghi, barbiere
7. Libri, riviste, giornali
8. Cancelleria, posta, telefono.
9. Tram, autobus, metro, taxi
10. Viaggi
11. Auto. Bicicletta. Moto.
12. Riparazioni immobili.
13. Affitti, tasse, assicurazioni
14. Salario del personale. Spese di Amministrazione.
15. Interessi di prestiti ottenuti.
16. Sussidi autorizzati a familiari.
17. Elemosine. Regali
18. Divertimenti. Radio. TV. Tabacco. Spettacoli
19. Messe date.
.............................................................................................
TOTALE
Rimborsi prestiti ottenuti
Prestiti fatti nel semestre ( o mese )
Versamenti alla cassa regionale
Versamenti alla cassa centrale
TOTALE
Verifica
+ cassa fine semestre ( o mese )
= somme uguali