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La vita religiosa nella Chiesa
Il contenuto del presente articolo non è il frutto di una personale ricerca, ma la sintesi, mi auguro fedele, del capitolo quinto della tesi di dottorato, Roma 1971, di p. Bruno Mori.Lo stato religioso, di cui il Gréa parla nel capitolo XXV del trattato sulla Chiesa, è considerato dallo stesso intimamente connesso con il mistero stesso della Chiesa, dimostrando così di aver capito, con un secolo di anticipo,i motivi che indussero il Vaticano II ad inserire il discorso sulla vita religiosa nella Costituzione Dogmatica sulla Chiesa (L.G.,VI, 43-
la vita comune integrale
la professione religiosa dei consigli evangelici
la totale dipendenza dal loro vescovo.
Il Gréa consacrò tutta la sua vita al tentativo di realizzare questa figura di prete diocesano.Rifacendosi ed ispirandosi ad antichi istituti di Canonici Regolari, specialmente a quelli di S. Rufo di Avignone e di S. Vittore di Parigi, volle proporne, in certo qual modo, la formula di vita ad alcuni membri del clero della sua diocesi.Il Gréa si rese perfettamente conto della difficoltà che la restaurazione della vita comune e religiosa nel clero diocesano comportava. Come era, altresì, consapevole che la vita comune e religiosa fra il clero diocesano sarebbe stata possibile solo se una più profonda conoscenza della storia e della teologia della vita religiosa avesse determinato un rinnovamento e un cambiamento di mentalità nei preti e nelle autorità gerarchiche.Era però convinto che la vita comune ed anche religiosa del clero del vescovo sarebbe stata la formula del futuro. Come essa aveva garantito la santità del clero nel passato, così sarà la sua garanzia per l'avvenire e nascerà dai turbamenti del tempo presente come il frutto più bello dello Spirito Santo.E' difficile dire se il Gréa, pensando ad un clero religioso diocesano ed episcopale, abbia avanzato qualcosa di utopistico.Sta di fatto che questo ideale va facendosi strada, fra tentativi e realizzazioni varie e con l'incoraggiamento più o meno esplicito delle autorità gerarchiche.Paul Benoit, discepolo del Gréa, era l'eco fedele del suo maestro quando scriveva che la restaurazione della vita comune e religiosa nel clero diocesano (= vita canonica): "la aspettiamo anche e soprattutto dai vescovi…scorgiamo e salutiamo nei vescovi, colonne della Chiesa, i grandi restauratori dell'avvenire. Nulla di grande, di solido, di durevole può essere fatto al di fuori dell'episcopato…a loro spetta riportare il clero alle osservanze apostoliche, alla vita comune, alla rinuncia perfetta, alla grande vita della preghiera liturgica".